Ogni viaggio inizia con un passo, e le idee ci vengono mentre camminiamo

La spiaggia di Arembepe. Ottimo posto per una festa di compleanno!

E’ stata un’idea accarezzata a lungo. Un sogno, e poi una follia condivisa. Lo era ancora quando abbiamo salutato tutti gli amici a Torino… un modo un po’ faticoso di cominciare,  dato che dopo le serate prima a S. Salvario e poi alla trattoria da Anna con “coda lunga” al Quadrilatero, la notte della partenza non accenniamo nemmeno a metterci orizzontali. Partiamo con un sonno da spaccare i sedili degli aerei e per fortuna che la compagnia tedesca del volo intercontinentale tutto sommato non delude le aspettative. Che si tratti invece ormai di realtà, ce ne rendiamo conto uscendo dall’aeroporto di Salvador investiti da un sole intenso, avendo negli occhi ancora il grigio latte del cielo di Francoforte.

Ma non è difficile calarsi subito nella nuova dimensione: in un lampo (brasiliano… cioè dopo qualche ora dall’atterraggio) abbiamo già una nuova casa nel popolare quartiere di Itapoã, dove Rupi e Barbara (lui tedesco bianco latte, lei brasiliana nera mogano) ci affittano la parte bassa di uno dei loro appartmenti in città; abbiamo già fatto doccia e bucato (e già che siamo entrambi usciti da casa zaino in spalla da quattro giorni!); e siamo già ad esplorare la spiaggia oceanica, selvaggia e radamente popolata al mattino di lunedì.

Nel passeggiare per le vie del borgo, l’attenzione di S. viene immediatamente rapita dall’alternarsi delle maree emulato da questi donnoni dal mezzo quintale (e mezzo) in su, in precario equilibrio su tacchi a spillo… e la grazia delle loro ondeggianti voluttuosità le fa venire il mal di mare, teme per loro il fatidico incontro con “lu pitruddhu fatal”. Più tardi, in spiaggia si chiederà come mai il tipico costumino succinto si ostinino a chiamarlo “interdentale” e non piuttosto “interplanetario”.

Dal canto suo, G. non può non notare che il suo agio nel portare le infradito tutto il giorno in giro per la città è pari all’abilità delle suddette nel correre sui tacchi per i marciapiedi acciottolati ed i pavimenti sconnessi. I nostri deducono così che in entrambi i casi si tratta solamente di calzature indossate per adeguarsi meglio all’ambiente circostante.

Abbiamo prenotato da Rupi per 3 giorni, e così abbiamo tempo per conoscere il Pelourinho (il centro storico di Salvador) e la sua gente (tra cui Anderson, un simpatico furbetto che parla 4 lingue, si spaccia per guida turistica ed è titolare di un negozio di abbigliamento e souvenir in cui fa lavorare la moglie italiana de Roma, di 40 anni più anziana, dice “bella però”… mah), per ammirare il primo tramonto sull’oceano, per festeggiare il 32° compleanno di G. con un ottimo pesce grigliato sulla sabbia tra la gente di Arembepe, per farci clonare il bancomat (dopo averlo usato solo 2 volte… yuppie!), e per resistere ad un’intera serata di musica disco latina a palla dal terrazzo del vicino (secondo l’usanza locale che vuole il martedì sera dedicato… indovinate un po’… alla festa), prima di partire per qualche giorno di natura all’interno del Bahia. Ovviamente dimenticando il telefonino da Rupi… ma questa è un’altra storia.




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Categorie: Brasile, Italia | 1 commento

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Un pensiero su “Ogni viaggio inizia con un passo, e le idee ci vengono mentre camminiamo

  1. Valeria

    Vi seguo…. e vi suggerisco un posticino nell’interno…Vale do Capao (Chapada Diamantina)…. Boa Viajem e bom tudo ;)

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