Delirando a Salvador

Festa da consciência negra!

C’è da dire che la stazione degli autobus di Salvador alle 6 del mattino non è male come posto dove diluire il nervoso per la notte quasi insonne ed espellere a turno i mostri alieni che ancora ci s’agitano negli intestini. Dopo esserci ripresi riusciamo con un po’ di fatica a scovare la fermata dei bus per il centro, dove con l’aiuto di un anziano gentile portinaio di un palazzo con hotel al 7° piano che ci permette di lasciare gli zaini nell’ascensore (non funzionante), troviamo una collocazione per la prossima notte: oggi vogliamo passare un po’ di tempo con Paolo e Estef e viverci un po’ la città, e domani sera ripartiamo per il Minas Gerais.

S. resta in camera a rilassarsi un po’ e a farsi passare i palloncini che dice di avere alle caviglie, e G. esce subito per la denuncia della clonazione del bancomat alla polizia turistica. Si rivela un’esperienza decisamente interessante essere interrogati da un funzionario coi dreadlock fino all’ombelico che si stiracchia lungo lungo sulla sedia in uno stanzino coi muri scrostati.

Appena S. è abile partiamo per Itapoã, dove recuperiamo il cellulare dimenticato a casa di Rupi, e dove incontriamo gli amici Paolo e Estef che han pensato bene di venire a spaparanzarsi per una decina di giorni di relax sulle spiagge del Bahia. Passiamo insieme tutto un piacevole pomeriggio sulla sabbia a base di anacardi, cerveja, succulento queijo coalho ben ricoperto di origano (sono spiedini di formaggio arrostiti, ma S. pensa sia in realtà polistirolo), bolinhos de bacalhau e un’alcoolicissima caipirinha che dà a tutti la mazzata conclusiva. Siamo felici e ormai ubriachi e la spiaggia è quasi deserta quando ci decidiamo a muoverci verso casa… ma c’è ancora tempo per una capatina ad un festino / concerto nella zona del mercato, dove 5 o 6 ragazzi con percussioni, tastiera e chitarrina suonano della samba. E’ un peccato che riusciamo a salutarci solo frettolosamente quando passa il bus per Barra e i ns. amici ci salgono: forse ci vedremo più tardi, forse no, siamo brilli e non ci abbiamo pensato… Ed abbiamo un altro problema più urgente: riuscire in queste condizioni a capire come arrivare dove dobbiamo arrivare, e poi arrivarci. Ci facciamo forza a vicenda ed inizia l’avventura nel bus, ricordiamo solo vagamente parole di tentativi di conforto con i vicini di sedile ed i canti e le risate del gruppo di ragazzi coi vestiti della squadra saliti vicino allo stadio. Senza dubbio notando un certo disorientamento nei nostri sguardi svegli e nel nostro abbigliamento distinto, il bigliettaio ci fa scendere affidandoci a un ragazzo dalla faccia pulita che dovrebbe fare più o meno la stessa strada e che accetta di buon grado di accompagnarci in centro; regolati i rapporti idraulici dei nostri corpi troppo provati da troppo sole e alcool e troppa poca comida, scopriamo che il ragazzo si chiama Marcus, dice di essere uma pessoa boa, ci scorta e ci conforta e ci dà consigli su come muoverci, ci porta in un posto a comprare dell’acqua. Raccomandandoci ogni sorta di precauzione ci conduce attraverso il delirio: è la festa conclusiva della “settimana della coscienza negra”, nell’anno internazionale dei discendenti africani, e noi ci troviamo nella città più importante della parte più africana dell’intera America Latina. L’anima nera del Brasile. La città è sottosopra. Largo do Pelourinho e le vie vicine sono piene di gente, sono tutti neri, tutti bevono e ballano in allegria, sul palco in cima al Largo c’è un gruppo di una ventina di persone e più che suonano e cantano un ritmo reggae-afro-tropicale. Siamo gli unici bianchi in mezzo a un fiume nero, come l’acqua del rio di ieri, che scorre dall’alto del Pelô e si dirama nelle ladeiras… rigagnoli di gente qua e là… noi tentiamo il guado a fatica, masso per masso, per arrivare alla nostra nuova cachoeira do sossêgo… perdiamo Marcus ma lo reincrociamo più tardi dopo essere riusciti (non senza fatica e nemmeno facendoci mancare un fallito tentativo di furto della vecchia fotocamera digitale dalla tasca dei calzoni) ad arrivare oltre la piazza. Restiamo un po’ a riposarci dopo lo stress della folla, ci rendiamo conto dell’impresa che abbiamo superato e respiriamo felici l’aria di festa. Si balla e si passa e si beve dovunque. Pare che a questa festa sia giunta gente da tutto il Bahia.

Torniamo in hotel con l’intenzione di lasciare lo zainetto e ri-uscire subito per goderci la festa, siamo ancora in tenuta da spiaggia e decisamente provati dal sole, dall’alcool, dalla folla e dalla fame. Ovviamente crolliamo all’istante non appena il letto si materializza davanti agli occhi… che riapriremo solo al mattino dopo.

Per fortuna il Meson offre ottimi succhi di frutta su cui S. si fionda con gli occhi ancora chiusi. Frittatina, pane con wrustel, caffè, latte in polvere. Purtroppo nemmeno stavolta riusciamo a far fuori del tutto le scorte della cucina… ma stiamo migliorando!

Sbrighiamo qualche velocissima impellenza burocratica (G. ci mette 1h e mezza per uploadare 300 kB e inviarli per email), sistemiamo gli zaini ed a mezzogiorno siamo pronti per uscire per passeggiatina nel caldo spietato. Dal Pelourinho scendiamo nella baixa e ci inoltriamo nel mercatino dove un tipo ci adesca per proporci un postaccio dove pranzare… coi prezzi gonfiati ad hoc per noi turisti; lo seminiamo e ci infiliamo in una trattoria popolare decisamente cutre e casereccia, con lavoratori del posto. Ci saziamo di feijoada, filé encebolado, queiboada ed I classici riso, spaghetti e patate e ritorniamo in hotel per recuperare gli zaini. E’ un attimo spiegare alle bimbe curiose, che guardano la tv nella camera dove abbiamo lasciato le nostre cose, perché non arriveremo in Italia con l’autobus che stiamo per prendere; ma non siamo convinti di essere riusciti a insegnar loro esattamente dove si trovi Belo Horizonte.

Siamo ancora un po’ ingenui e, in cerca di cibo da portare in autobus per le 23 ore di viaggio che ci attendono, entriamo nell’enorme centro commerciale di Iguatemi. Dopo soli 15 minuti abbiamo già ricordato il motivo per cui abbiamo sempre evitato i centri commerciali, e non abbiamo aumentato per nulla la nostra comprensione del perché tutti gli altri invece paiono amarli; e saggiamente facciamo il pieno di croquetes, empadas de camarão, patatine, succhi e torte per la colazione… Si parte!

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Categorie: Brasile | Lascia un commento

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