Sali e scendi e sali e scendi… Ouro Prêto

Ha smesso di piovere... usciamo!

Le 23 ore di viaggio in bus iniziano all’insegna del divertimento grazie alla compagnia. Prima l’americano enorme accanto a noi compra, alla prima fermata, ben tre lattine di birra; ma gli integerrimi autisti si rifiutano di partire finché ce le ha a bordo (è un regolamento abbastanza diffuso tra le compagnie di trasporto). Alle reazioni scomposte e accennatamente violente del tipo, quelli si muovono per chiamare la polizia, ma poco prima dell’arrivo delle forze dell’ordine (rappresentate in questo caso da una signorina che poteva tranquillamente essere contenuta nella mole di lui) il nostro amico riesce con inglese disinvoltura a scolarsi in 3 minuti tutte e tre le lattine – dimostrando d’esser fiero di se stesso e dell’impresa con qualche inevitabile e sonoro rutto di apprezzamento. Più tardi sale a bordo una famigliola che nel buio dell’abitacolo, mentre i più cercano disperatamente di riposare ché sono le 2 di notte, continua per ore a divertirsi e ridere e parlare ad alta voce. Il nostro yankee, evidentemente stizzito, usa la sua piccola torcia elettrica a mo’ di minaccia puntandogliela contro, per avvertire i malcapitati del fastidio che stanno arrecando; quelli pare non se ne curino granché, e dopo qualche minuto la scenetta si ripete… abbiamo temuto il peggio ma per fortuna si sono stancati anche loro.

Attraversiamo paesaggi sempre verdi, tanta selva e alberi e terra rossa, abitati umani che ci paiono assolutamente precari, e rifiuti. Dalle strade in cui passiamo in bus al termine del viaggio, Belo Horizonte ci pare un postaccio, città di traffico e palazzoni che cingono le colline, e più in là case nude in mattoni ammassate e sparse a perdita d’occhio. Ripartiamo subito e arriviamo a Ouro Prêto ch’è buio e quasi piove, camminando cerchiamo un posto dove stare ma pare non ci sia nulla in linea con il nostro budget… per fortuna veniamo trovati dal gentile Emerton che ci porta sotto la pioggia a una pousada. Non è certo il posto più economico dove dormiremo, però finalmente abbiamo una sistemazione, e il café da manhã è ottimo e abbondante: caffè, latte, pane francese, pane al latte, queijo (2 tipi) e presunto, pão de queijo, succo di pesca e succo di jabuticaba ch’è una roba tipo amarena, marmellata di ananas, marmellata di caju e di jabuticaba, banane, papaya, salatini, biscottini al cacao e due tipi di bolos.

Ouro Prêto è un paesino davvero grazioso di stradine dalle inimmaginabili pendenze lastricate di mattoni, e cosparso di simpatiche chiesette che ci ricordano quelle portoghesi. E’ pieno di scorci davvero fotogenici e ci divertiamo ad esplorarlo in lungo e in largo. In realtà si tratta di una città di 90.000 persone, con circa 20.000 studenti molti dei quali vivono in repúblicas dalle insegne irriverenti e nomi trasgressivi. Riusciamo ad avere un’idea dello sviluppo del posto tra ‘800 e ‘900 perché ci piace gironzolare intorno alla storica stazione del treno (con annesso museo) e poi quando visitiamo la Mina do Chico Rei, una miniera d’oro ch’era finita per appartenere ad un re africano inizialmente portato qui come schiavo, e conosciamo la ultranovantacinquenne proprietaria della casa di fronte che ci offre cachaça e ospitalità per la notte parlandoci dei figli in giro per il mondo e dei suoi viaggi.

Le pendenze inusitate però si fanno sentire e dopo un paio di giorni di passeggiate, nonostante i maxi-frullati vitaminici di frutta e verdura e i rodizios di panquecas al “O Sotão” (mmm…), non ce la facciamo più. Passiamo quindi l’ultimo pomeriggio tra un açaí na tigela e un sonnellino al parco, una birra al pub degli universitari in centro, e un bello spettacolo di racconti tribali dei Griot africani (qui è ancora festa da consciência negra) nel vecchio teatro municipale, prima di riprendere il bus… verso le spiagge di Rio de Janeiro!

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Categorie: Brasile | Lascia un commento

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