Grigio-Rio

a girl (and a boy) at Ipanema

La prima cosa che colpisce, all’alba all’uscita della stazione, è il profumo di mare. Subito dopo, la vista del Cristo lì in alto in cima allo “scoglio”. Ci blocchiamo un attimo per realizzare che siamo davvero a Rio de Janeiro e per chiederci ancora una volta che ci facciamo, qui; per fortuna non indugiamo, e ci lanciamo sull’ônibus come da indicazioni dell’ostello dove abbiamo prenotato.

Il motorista non ha idea del nome della via che gli pronunciamo, così ci rivolgiamo agli altri passeggeri, ma niente, nessuno sa dove si trovi il misterioso barrio di “Cacici”… , finché non scopriamo che si pronuncia “Caceci” ed ecco che tutti improvvisamente si prodigano. Entrando in camera in ostello, Suzi rinviene subito esemplare maschio di malota dal peso di 4 kg per fortuna esanime. Un calcio ben assestato da 45 di piede la finisce e così sia.

Colazione e doccia, Ginho si addormenta. E’ al piano di sotto che russa nonostante il picchio con martello qui fuori dalla nostra finestra, che ha fatto del restauro lo scopo della sua vita e l’ha deciso proprio stamattina, ‘tacci sua…

Il (resto del) primo giorno lo dedichiamo a farci un’idea del perché le spiagge di questa città siano così rinomate: i cartoni oceanici di Copacabana e Ipanema (e le bellezze della fauna locale, c’è da dire) diventano il nostro passatempo e, mentre cerchiamo di abituarci alla fila di palazzoni che costeggiano la spiaggia, facciamo familiarità con il paesaggio unico delle alture circostanti impellicciate di foresta, del Pão de Açucar e del Cristo Redentore onnipresente da lassù.

Per ammirare la giustamente tanto decantata vista panoramica, l’indomani di buona lena ce ne andiamo a Urca con l’intenzione di salire sul Pão, a piedi ovviamente, ché il bondinho (la funicolare) per noi è troppo car… ehm… turistico. Il cielo però è tutto grigio, e le nubi si stanno divorando a morsi il Pan di Zucchero…

Ci saliamo? Tra quelle nuvole?

Così decidiamo di rimandare e ce ne andiamo ad esplorare il dedalo di viuzze del Centro, bighelloniamo nel mercato di Saará, oziamo in un parco a mangiare i panini ricotta aglio prezzemolo e mortadella gentilmente offerti dall’Art Hostel, andiamo a teatro per “Filhotes da Amazonia” (vabbe’, è per bimbi… ma che bello!), ci perdiamo tra le sculture e le foto delle esposizioni alla Caixa Cultural e poi ci ricordiamo che è passato troppo tempo da quando ci siamo alzati da tavola, quindi terminiamo in bellezza infilandoci elegantemente in un boutequim a Glória a mangiar salmone con salsa millegusti ad ammazzare felinamente il sapore del pesce. Per fortuna la zuppa di feijão non ci tradisce mai. Tornati in stanza scopriamo che due simpatiche venezuelane dormiranno in stanza con noi, sempre se riusciranno a tornare dalla serata brava a cui si preparano con due o tre ore a testa di toeletta e restauro con tanto di tacco da novanta. Noi ovviamente a nanna a peso morto.

Il tempo è ancora peggiore il giorno che ci incontriamo con Erika, Miguel e Laura a Copacabana. Ci facciamo a passeggio tutti i 4 km di spiaggia, con in mezzo una sosta per succo e acqua sotto gli ombrelloni che ci riparano dalla pioggia, puntando al Pão de Açucar che un po’ si nasconde tra le nuvole, un po’ no, ché noi due lo si vuole sempre scalare ma con questa pioggia e queste nuvole decidiamo che non ne vale ancora la pena. Alla fine ripieghiamo sul quartiere di Santa Teresa e alla sera, ormai stremati dalla fame ed arresi agli ennesimi spuntini fritti per accompagnare l’inevitabile birretta, riusciamo ancora ad incontrare gli asjatici in ritorno dal Pão in un locale di Glória. Nella piacevole cenetta in loro compagnia, prima di salutarci sotto il tendone sferzato ad un certo punto dalla pioggia battente, riusciamo finalmente a mangiare qualcosa di sano, ma c’è sempre in agguato la maxi-portata di pesce impanato e fritto che Miguel lascia quasi intatta. Per fortuna qui in Sud America non è disdicevole portarsi gli avanzi a casa: abbiamo quasi pronto il pasto dell’indomani! Si prospetta un ottimo pic-nic in cima al Pan di Zucchero… la Susi si è quasi convinta che il sentiero per salirci a piedi non sarà troppo difficile… ma non abbiamo fatto i conti con la persistenza del meteo avverso. Ancora tutto grigio e nuvolo al mattino, e c’è un altro bel colpo (è proprio il caso di dirlo) ad aggiungere un tocco di imprevisto alle nostre pianificazioni. A colazione sul terrazzo coperto, forse presa un po’ dall’ansia per non riuscire a dar fondo a tutte le cibarie prima che le gentili inservienti ritirino tutto, la S. va per scoprire se davvero piove come sembra, e tornando SBAM! culetto giù dall’unico basso gradino, una bella storta alla caviglia. Caduta rovinosamente a terra!!! Con scatto felino interviene nientemeno che Medici senza Frontiere, nella persona di un avvenente giovane dottore di stanza casuale nell’ostello. Ghiaccio, ricovero sul lettino, riposo forzato. Unita alla coltre di grigio del cielo, la cavigliata sfortunata dà la mazzata finale all’ipotesi di scalata al Pão. Oggi sarà quindi passeggiata lenta lenta, come si conviene agli infermi di arti inferiori, in downtown, alla escadería Selarón in Lapa, e alla cattedrale metropolitana. Un gustoso (e introvabile) pastel de bacalhau da “Chic’s” a Saará, un ottimissimo ananas magistralmente sbucciato e affettato (senza uso delle mani) da un venditore ambulante all’incrocio in stile Ghemon di Lupin, un salto tra i grattacieli a respirare a pieni polmoni lo smog del traffico di mezzi pesanti (peggio di quanto si possa pensare), e fuggiamo verso casa che entrambi s’ha bisogno di aria pulita e la caviglia di S. di riposo. Il pic-nic lo facciamo sul terrazzo dell’ostello, mentre Ratatouille (un simpatico cucciolo di ratto, lungo almeno 35 cm, anche lui decisamente in sovrappeso) zampetta sui tavoli e ci guarda di sottecchi non senza invidia per le succulente delizie che ci stiamo concedendo. La S., balzata in piedi sul tavolo, e non solo per concedersi una vista migliore, non sa però se è più lo schifo per il topo o per i panini gourmet. Per fortuna il sonno pare non risentirne.

In cerca di relax dai ritmi della cidade maravilhosa, riusciamo a contrattare per un prezzo modico una gita ad Angra dos Reis per il nostro ultimo giorno a Rio. Per fortuna c’è sole oggi: siamo nelle mani di una minuta e scattante signora che, presentatasi all’appuntamento con più di mezz’ora di ritardo, decide subito che G. si chiama “Alfredo” e S. “Asunción” e ci scarrozza assonnati in un pazzo mezzo furgonato infarcito di gentili vecchine e famigliole castillofone. Angra e le sue 365 tra isole e isolotti di acque cristalline, palme e mata atlântica sono uno spettacolo di posto: chi ritenga di avere le risorse può accomodarsi, un’isoletta con pista d’atterraggio per piccoli velivoli, acquario marino naturale (un pezzo d’oceano recintato), una modesta coltivazione di molluschi, e un paio di moli di attracco vale sui 20 milioni di dollari, spicciolo più spicciolo meno… ma se ne trovano anche di più economiche. Soprattutto però ci resta nel cuore la simpatia della giornata rallegrata da tali Claudinho e Sorriso che, dotati di tamburo e ukulele, scodellavano gaiamente sul ponte della barca al ritmo di samba allietando i convitati tra un bagno, una fetta di ananas e una spiaggetta incantevole. Belli anche gli innamorati che facevano foto alle loro leggiadre sirene in tanga interplanetario, mentr’esse appese con le loro grazie alla scaletta della precaria imbarcazione, tentavano di farla ribaltare…

Un ultimo ottimo succo “tuccifrucci” e un’ultima spazzata di pavimento (e dei nostri piedi) sotto il tavolo su cui stiamo cenando, e già salutiamo Rio senza troppa saudade, ché domani ancora mare e spiagge atlantiche a Ubatuba, tanto è di strada verso São Paulo!

Annunci
Categorie: Brasile | Lascia un commento

Navigazione articolo

Lasciaci un pensiero!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: