Sul treno delle nuvole, all’isola del miele

il porto di Brasilia sull'Ilha do Mel

il porto di Brasilia, sull'Ilha do Mel

Quando eravamo a Salvador, Estef ci aveva consigliato di fare una puntatina se ci fossimo riusciti a Ilha do Mel, amena località sul litorale del Paraná, parlandoci divertita delle sue avventure da surfista e di terrificanti incontri notturni con famelici (si fa per dire) jacaré o caimani. Lucertoloni a parte, chiunque conosca la Suzi sa che non si può citare la parola “mare” di fronte a lei e poi portarcela vicino, sperando che resti serena senza mettervi i leggiadri piedini a bagno; terminata la doverosa occhiata a Curitiba è naturale quindi che optiamo velocemente per lasciare la città e dirigerci sulla costa per qualche altro giorno di stravacco sulle giustamente celebrate spiagge brasiliane. Seguendo il consiglio che ci aveva dato Daryll, un bel pezzo dei 900 m di dislivello che ci separano dal litorale ce li facciamo a bordo di un caratteristico trenino, che una volta al giorno arranca sbuffando (olio) su e giù per una spettacolare via ferrata, costruita nel tardo ‘800 nel bel mezzo della fittissima mata atlântica con gallerie e ponti e punti panoramici su cascate, dirupi e valli per la delizia di qualunque ingegnere e amante della natura. Nessuno ci aveva detto però che in giorni come questi, in cui il sole fatica a fare capolino nel cielo, il simpatico convoglio si trasforma in un treno che passa nel cuore delle nuvole. Purtroppo la grandiosità dei paesaggi è a tratti solamente intuibile nel denso biancore, per fortuna la selva è impenetrabile e suggestiva anche da vicino e il meccanico trascendentale che è tra noi può godere lo stesso delle travature dei ponti coperte di ruggine e dei segni di piccone delle pareti dei tunnel scavati a mano mentre affascinato pensa a come devono passarsela questi operai sparpagliati sulla linea, impegnati nella perenne manutenzione, sperduti nel verde dell’aggressiva e umida foresta.

Si riesce a immaginare il rio che passa tra gli alberi 70 m sotto questo ponte, no?

Giunti sulla costa riusciamo a salire a bordo di un’imbarcazione stipata di nonne e nipoti e casse di birra e scatoloni di viveri e mercanzie di ritorno dal mercato, e traghettiamo i nostri zaini sull’isola in compagnia di un allegro vecchietto che, chissà come, solo guardandoci le mani indovina con esattezza i nostri mestieri. Lo seguiamo per un pezzettino, poi proseguiamo da soli, dopo un’oretta di cammino ci ritroviamo di nuovo al molo ed abbiamo capito perfettamente come funziona, qui. Immaginate un’isoletta completamente coperta di foresta originaria, con immense spiagge selvagge e radi (e non illuminati) sentieri battuti per pedoni e carretti a mano che collegano gruppi di casette e baracche e pousadas e recinti per campeggi qui e lì. Aggiungiamoci un faro su un’altura, una fortezza ottocentesca ad un’estremità ed una grotta all’altra, e si capisce come ci passino in fretta questi tre giorni sulle spiagge, tra interminabili passeggiate sulla sabbia compatta, divertenti scenette con granchi, onde e avvoltoi, e meno memorabili cene a base di pesce ovviamente fritto (che scopriamo essere sempre rigorosamente importato dall’Argentina, nonostante sulla battigia si inciampi di frequente nei cadaveri di esemplari anche di notevoli dimensioni).
In questa atmosfera la Suzi è in un turbine di armonia con l’universo e, mentre Ginho se ne sta comodamente spalmato sull’amaca, ispirata da una traccia già scritta per i compiti a casa di Alínea (decenne figlia dei gestori della nostra pousada) la aiuta in un esercizio poetico a lessico forzato, dal tono decisamente esistenzialista, il cui risultato non possiamo non riportare qui.

Alegria que vejo aqui tem sabor de saudade

emoções vou viver e tristeza p’a maudade

rodeados de beleza tudo cerca é natureza

o caminho para frente só tem única certeza

amar ou soffrer, em seus sonhos tem que creer

e jamais desistir de consegui-l-os intentar

p’ra que pudemos alcançar felicidade

por que se sonhamos juntos, nosso sonho é realidade.

L’ultima passeggiata ci vede zampettare e rimbalzare allegramente tra i grandi massi buttati alla rinfusa sulla costa, per sbucare sulla piattaforma bianchissima di Encantadas scorgendo con occhi affaticati dal caldo torrido e dal sole accecante il sentierucolo verso il villagetto della parte sud dell’isola, quella più popolata e un po’ più turistica… un rado luna park in cui non manca nemmeno la palma addobbata sommariamente per il Natale. Torniamo al nostro incantevole rincon selvaggio nella natura incontaminata contenti della nostra scelta di alloggiare lì.

Ci facciamo un po’ spupazzare dal vento, sul barcone che affronta spavaldo il mare grosso, un su e giù sull’immenso torace dell’oceano che respira profondamente tra le onde, salutiamo i delfini che saltano sul manto imbronciato… e in un attimo siamo di nuovo sul continente.

(qualche foto qui)

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Categorie: Brasile | 2 commenti

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2 pensieri su “Sul treno delle nuvole, all’isola del miele

  1. Samuele

    Ciao! Mi chiamo Samuele! Sto viaggiando dal 15 di novembre per l’agentina e prorpio ieri…leggendo il vostro blog—ho deciso di fermarmi un mesetto in brasile!:-) mi trovo a Puerto iguazu e domenica parto! mi piacerebbe passare un paio di giorni in questa isoletta! potete darmi due dritte?
    Una volta arrivati a Curitiba, dove prendo il fantastico treno per la costa?
    Mille grazie!
    Siete Forti

    • Ciao Samuele!
      Al momento non ci ricordiamo esattamente da dove parta il trenino, ma di sicuro c’è un chioschetto di informazioni turistiche appena fuori dalla rodoviaria di Curitiba (uscendo, appena sulla destra). Fidati che se viaggi da un paio di mesi e mezzo non avrai problemi a trovare la stazione.
      Grazie a te e… buon viaggio!

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