Briganti e amici della pampa

Nostro malgrado ben desti dopo le 3 ore di sterrato e sferraglio alla luce e alla polvere dell’alba, rieccoci di buon mattino a Mercedes – il posto giusto in cui tributare una doverosa visita al gauchito Gil, una specie di Robin Hood della pampache si dice rubasse ai ricchi per dare ai poveri. Ci facciamo raccontare tutta la leggenda dal tassista, che ci scarrozza su un vecchio Citroën cogli sportelli traballanti (e accensione a contatto manuale di cavi) fino alla specie di “santuario” fuori città sorto dove questo simpatico gaglioffo d’altri tempi sarebbe stato impiccato un centinaio d’anni fa e dove sarebbero iniziati i suoi miracoli.

gracias gauchito por mi coche nuevo!

 Nel mezzo delle bancarelle ciondolanti di ammennicoli che ormai un po’ sommergono il genuino culto popolare per la mitica figura del pastore / disertore / ladrone / avventuriero (uno che dalle nostre parti sarebbe sicuramente stato un brigante) osserviamo curiosi la suggestiva massa di ex-voto ed oggetti d’ogni tipo donati al gauchito: chitarre, pistole, fisarmoniche, bottiglie di vino, coltelli, tamburi, magliette della squadra di fútebol, abiti da sposa, quadri, biciclette, e migliaia di foto e soprattutto di targhe di auto, camion e moto, con tanto di ringraziamenti all’eroe. La prossima volta che vediamo una cappelletta rossa lungo la strada suoneremo il clacson anche noi in tuo onore, caro Gil.

L’autobus per Rosario parte tra qualche ora e ci sta pure un salto al piccolo museo municipale, che conserva alcuni esemplari di fauna locale imbalsamati in modo raccapricciante, una galleria didattica sull’anatomia animale che ha visto tempi migliori e un’esposizione di vecchi oggetti donati da illustri personalità di Mercedes e dintorni.

sembra innocuo, ma... lo è

L’orgoglioso custode, coperto di polvere come tutto il resto, stava ascoltando barzellette alla radio e non vedeva l’ora di poter chiacchierare un po’ con la Susi che grazie a lui scopre (dice) un sacco di cose, tipo che i campi nei dintorni sono popolati da innumerevoli specie di ferocissimi e pericolosissimi serpenti che amano cacciare esseri umani, specialmente ragazze non troppo alte e coi capelli lunghi e neri. Sarà l’afa che comincia a picchiare forte… il sole bastona i muri e l’asfalto e le nostre teste, mentre secchiate di aria calda arrivano copiose in viso. Meno male che siamo in un posto così civile da tenere in piedi all’ombra degli eucalipti una preziosissima (e da queste parti rarissima) fontanella e da mettere a disposizione per pochi pesos in qualunque comune negozietto o chiosco per la strada dei bei bicchieroni di macedonia di frutta fresca.

una cosa così sul Po non l'avevamo mai vista

Un’altra notte di viaggio e all’alba Rosario, per noi la prima vera ciudad in Argentina… dove ci aspetta Miguel! Nello stanzone dell’ostello ”Anamundana” ci sistemiamo con la nostra classica calma per poi esplorare la piacevole costanera, cioè il lungofiume urbano sui bordi del Paranà finché un temporalone coi controfiocchi, assolutamente improvviso, ci dà una buona scusa per iniziare la serata con una bella birretta, anzi due, ché qui l’happy hour funziona così. Però facciamo presto, ché abbiamo un appuntamento al “La vie en rose”. Ovviamente siamo noi ad aspettare Miguelito… ma l’attesa è ampiamente ripagata dalla voglia e dal piacere di ritrovarsi con un caro amico in un posto così lontano da casa! E’ parecchio che non ci si vede con calma e una buona bottiglia di Malbec dà il la allo scorrere di fiumi di racconti e vicissitudini e non finisce mica lì, ci attende una bella tavolata con Beltran e gli altri amici e amiche del locale che, carta e penna alla mano, a tarda notte arrivano ad abbozzare per noi improbabili cartine geografiche del nord-ovest argentino consigliandoci gli itinerari e i luoghi che non dovremmo perderci.

In tre giorni a Rosario riusciamo a scoprire:

– che il vino argentino ci piace

– che il clericó (sangria de sidra) ci piace

qualcuno capirà

– che il pesce del fiume è commestibile, non senza qualche riserva e soprattutto solo convincendo il cameriere con un po’ di fatica che sì, la boga la mangeremo lo stesso, anche se non è despinada

– che tutto il palazzo dove si trova la casa natale del Che Guevara oggi appartiene a una grande multinazionale assicurativa

– che non abbiamo abbastanza coraggio per farci il bagno nel Paranà nemmeno per averne un po’ di sollievo dalla calura (a differenza dei locali che paiono non curarsi del colore marrone dell’acqua e di ciò che ci galleggia)

– che gli argentini amano parecchio la charla, ovvero: il silenzio è reato…

– che la S. apprezza (e non poco) il fernet y cola, che idrata la nostra cena di despedida con Miguel, Laura (a sorpresa presente in città anche lei!) e le altre amiche al delizioso “Café de la Flor”.

 

Mentre noi siamo alle prese con tutte le nostre trovate, all’”Anamundana” l’affabile Victor (il brasiliano dell’internazionale staff dell’ostello) è tutto indaffarato nella preparazione di prelibatezze culinarie che iniziano a prendere forma nella cucina per poi sfilare a bordo di vassoi coloratissimi in direzione frigorifero che si illumina di allegria, per la cena della noche buena (vigilia di Natale) organizzata appositamente per i suoi ospiti, e alla fine ci dispiace aver già deciso di partire e non poter cedere alle insistenze di Ratatouille… Ma il prezzo per la nostra scelta frettolosa e un po’ asociale non tardiamo a pagarlo in comode rate ché il temibile colpo della strega, il flagello dei backpackers si abbatte sull’inerme G. con l’immancabile zainone in spalla, proprio sulla soglia d’uscita.

La strega streghetta

bastona e bacchetta

colpisce spietata

la schiena spezzata

ahi che dolore!

panico e pallore

paralisi e risate

col cavolo partite!!!

sta’ fermo qui un pochino

un dolce massaggino

a suon di artrosilene

si sente già più bene

e in groppa lo zainone

suvvia per la stazione…

Insomma, passata la paura la dura fibra pare resistere ai dolori.. e alla fine della fiera riusciamo ad arrivare a Buenos Aires con solo una quindicina di giorni di ritardo sulla nostra vaga iniziale tabella di marcia, giusto in tempo per festeggiare il Natale nell’atmosfera del pittoresco barrio di San Telmo. Però questo è già il prossimo capitolo!

(le foto qui)

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Categorie: Argentina | Lascia un commento

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