Patagonic fauna playground

Elefanti marini e scemi patentati

S’era capito che a noi gli animali piacciono, e uno dei sogni di S. era di giocare coi pinguini e le balene… non ci mettiamo molto a convincerci che la Peninsula Valdés è una tappa ideale anche per spezzare il lungo viaggio verso la Terra del Fuoco. Dopotutto ci aspettano comunque almeno due altre giornate di cammino per raggiungere l’estremo sud!

18 ore di alienante crociera in autobus da Buenos Aires, lo sguardo al finestrino e l’occhio che si accomoda su diapositive che scandiscono un paesaggio sempre uguale spalmato sulle distese interminabili di steppa arida della pampa. Per fortuna il cibo che ci viene servito non è neanche male, e dopo le due o tre ore iniziali qualcuno ha avuto anche la cortesia di spegnere la musica chunga ad alto volume. Alle due del pomeriggio sbarchiamo a Puerto Madryn e all’uscita dal terminal veniamo investiti da un polverone bianco e accecante, dovuto alle ceneri del vulcano Peyehue in eruzione in Cile, trasportate fin qui dal robusto e incessante vento che spazza la Patagonia. Molliamo le zavorre all’hostel “Madryn” e facciamo pure un tentativo di arrivare all’Ecocentro, oltre la collina ai margini della città, e tanto per cambiare lo troviamo inesorabilmente chiuso…  però ridiscendendo in centro attraverso la coltre di cenere che graffia gli occhi la gola e il naso possiamo goderci il tramonto fosco e incipriato, un sole grigio quasi urbano, sul golfo. Lungo la spiaggia lasciata scoperta dalla bassa marea i piedi affondano nelle alghe che esalano un odore pungente mentre lame di aria gelida affondano nella schiena.

L’indomani mattina la guida Luis, della compagnia “Arrieros Patagónicos” (consigliata) e nativo di Puerto Madryn, ci viene a prelevare in ostello tutto scattante alle 8 e ci lanciamo nel combi (minivan) che ci porterà a Punta Tombo, dove vive una enorme colonia di qualche centinaia di migliaia di pinguini di Magellano. Il nostro espertissimo accompagnatore illustra per noi ed i nostri compagni di gita un po’ di storia di questa regione della Patagonia e di quel che si vede dai finestrini, ci parla dei tehuelche che abitavano questo posto e che non concepivano l’idea di proprietà privata della terra, e poi passa a descriverci gli animali, la loro evoluzione e il loro comportamento per prepararci a quel che vedremo. I suoi racconti sono interessantissimi e intervallati da battute di spirito che il nostro scambia con il buon Daniel, l’autista, il quale sorride partecipato e divertito.

Pinguinopolis (riuscite a scovare l'intruso?)

 Punta Tombo è Pinguinopolis: un vero e proprio villaggio dove gli abitanti sono quasi esclusivamente pinguini e ve n’è una quantità pazzesca. Lungo il percorso di visita della riserva, delimitato da sassi bianchi, ne incontriamo a centinaia a zampettare tra i cespugli e le buche che sono le loro tane, barcollando come fossero ubriachi. La regola è cedere il passo quando un pinguino vuole attraversare il sentiero… ma è difficile distogliersi dall’osservazione di queste adorabili creature e magari mentre uno sta scattando una foto c’è dietro un simpatico esserino arrivato a gran velocità (si fa per dire) che si è appena bloccato sul ciglio raggomitolandosi e accartocciandosi su se stesso per la timidezza in attesa che gli si liberi il passaggio per l’impresa di attraversamento strada… ecco allora che interviene il guardafauna “cuidado, el pinguino quiere crusar!”, tutti gli fan largo immobili e solo allora il piccolo si fa coraggio e attraversa… traballando.

I più furbi approfittano dei raggi del sole e aprono le alette puntando il becco dritto al cielo con gli occhietti semichiusi e l’espressione semisorridente e si lasciano investire dal calore. Immobili nel vento, sembrano statue di porcellana. E poi i piccini pelosi che smaniano per il cibo e poi più avanti altri gruppi di esemplari che oscillano pericolosamente mentre scendono giù per la scarpata, ma a dir la verità anche quando si inerpicano verso l’alto. Altro che giocarci, non si possono toccare!

Quando stiamo per averne abbastanza pure dei pinguini, la voce di Luis ci chiama a raccolta e ci invita a ri-montare sul combi – prossima fermata Isla Escondida, per vedere quelle che lui chiama le empanadas spiaggiate sulla riva, ovvero gli elefanti marini. Alla fine di una camminata di 40 minuti lungo un superbo, desolato e deserto tratto di costa, dopo aver fatto una leggera lavata di capo a noi due che ci siamo avvicinati troppo a una famigliola di lobos marinos (otarie) eccezionalmente presente su quella spiaggia, scorgiamo il gruppo di foche sugli scogli a prendere il sole (lo fanno nel periodo della muta). Il buon Luis ci fornisce i rudimenti per l’avvicinamento al branco spiegandoci che occorrerà “stare baaassiii”, come direbbe qualcuno, e procedere piano piano e in assoluto silenzio, perchè gli elefanti marini sono spaventati dalla nostra altezza, dal movimento e dal rumore.

Strisciamo per avvicinarci lentamente con delle lunghe pause per far abituare gli animali alla nostra presenza e… la tecnica funziona! Solo pochi metri ci separano dai bestioni, ogni tanto ci guardano con occhioni grandi, pacifici e tenerissimi, muggiscono e si grattano con le lunghe unghie delle zampe pinnate, la loro mole è impressionante quasi quanto la puzza che emanano.

L’osservazione ravvicinata dura per quasi un’ora, poi, pian pianino, il nostro piccolo gruppo di umani intrusi si allontana così com’era arrivato.

La nostra esperienza è stata decisamente soddisfacente e siamo ben contenti di ritrovarci con i simpatici Luis e Daniel il mattino dopo, diretti questa volta alla Peninsula Valdés. La prima lezione di oggi è sulla balena franca australe, purtroppo siamo arrivati troppo tardi per vederne qualcuna sguazzare in queste acque ma i particolari dello scheletro vero, esposto nel centro visitatori, danno l’occasione alla nostra guida per raccontarci caratteristiche e comportamento del meraviglioso cetaceo. Mentre procediamo in combi sulla strada di ghiaia nel mezzo della steppa un choique (una specie di struzzo) intercetta la camioneta e comincia a correre all’impazzata nella stessa direzione… la S. invita Daniel ad accelerare per non farsi superare e comincia una specie di folle gara che dura almeno due o tre chilometri! E’ impressionante la velocità che riescono a raggiungere questi uccelli, quando si pensa che siano già al loro massimo questi son capaci di accelerare ulteriormente e mantenere la stessa velocità per un tempo incredibile. Ma poi che fa? Beep-beep… frena all’improvviso con tanto di polverone fra le zampe, si gira nella direzione contraria e comincia a correre più veloce di prima. “Está loco” commenta Daniel divertito.

La lezione numero due di Luis verte sui lobos marinos (i leoni marini). Dopo una prima tappa alla pinguinera di Punta Cantor, dove vediamo un’altra colonia di pinguini di Magellano che si inzuppano felici nella laguna d’acqua di mare trasparentissima, arriviamo a Punta Norte nel regno della comunità di otarie che popolano numerose un bel tratto di costa proprio sotto il nostro punto di osservazione, dove arriva la nuvola di rutti rigurgiti e suoni mostruosi. E’ davvero suggestivo riscontrare dal vivo in diretta nel comportamento animale esattamente quanto Luis ci ha raccontato un momento prima: gli scontri tra i maschi per difendere l’harem o rubare qualche femmina, la nascita dei piccoli, riusciamo persino ad avvistare due orche in lontananza in battuta di caccia alla ricerca di lobos marinos.

E ancora choique, peludos (una specie di armadillo), volpi, guanacos, lepri… e su ogni specie impariamo qualcosa grazie all’instancabile Luis,  che lungo la strada del ritorno ci racconta anche le ultime cosette sulla storia della colonizzazione dei dintorni dalla seconda metà dell’800 ai giorni nostri, con tanto di foto e approfondimenti su cultura ed economia locale: grazie alla sua esperienza diretta ora sappiamo come si arma un peschereccio, come si vive nelle aziende agricole in Patagonia, quali sono le tecniche migliori per allevare le pecore, per tagliargli la coda, tosarle e sterilizzarle (coi denti!).

S. aveva visto vari documentari e studi sul canto delle balene rimanendo affascinata dal fatto che alcune specie riuscissero a creare delle vere composizioni che alle analisi approfondite rivelano tanto di struttura metrica e rime e non riesce a trattenersi dal chiedere a Luis “… y el mito del canto de las ballenas?” e lui, “No es un mito…”, ci affascina con le sue descrizioni, ma noi purtroppo possiamo solo accontentarci di ascoltare delle registrazioni all’Ecocentro, altro interessantissimo posto dove alla fine riusciamo a entrare per soddisfare le nostre curiosità sull’ecosistema marino che ha fatto la fortuna di Puerto Madryn. Però non possiamo goderci a lungo i divani all’ultimo piano della torre panoramica…

l'Ecocentro di Puerto Madryn

 dobbiamo correre, stasera siamo invitati alla succulenta parrillada organizzata dal nostro nuovo ostello e siamo già in ritardo! Tra il vino e i bei pezzoni di carnazza perfettamente arrostita al barbecue nel cortile, passiamo una piacevolissima serata in compagnia dei padroni di casa e delle loro due adorabili bimbe, di Juzzy da Sydney che ci racconta dei suoi viaggi, di una coppia di israeliani diretti a sud come noi, e altri.

La mattina dopo sotto il sole sferzante e il caldo a 40 gradi ci spiaggiamo sulla poco piacevole riva di Puerto Madryn, l’acqua del golfo (a poca distanza dagli scarichi del porto industriale e della città) è veramente raccapricciante (e gelida) e fare il bagno è dura, ma è l’unico rimedio ché G. al sole sta già facendo la fine dell’entraña di manzo di ieri sera. Un rapido spuntino al Lizard Café, e via… verso la nuova tappa, Rio Gallegos, che ci aspetta solo una ventina di ore d’autobus più giù.

(Altre foto? qui)

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Categorie: Argentina | Lascia un commento

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