A caccia di fantasmi a Rio Gallegos

La strada corre drittissima per incredibili ore e ore di paesaggio piatto piatto di cielo e steppa e nulla più. Insieme al conto dei film che passano sullo schermo, abbiamo quasi perso anche il contatto con la realtà quando di buon mattino veniamo scaricati nella piccola terminal di Rio Gallegos, alle porte della Tierra del Fuego.

Questa volta è davvero solo una tappa per spezzare l’itinerario per Ushuaia e no, non abbiamo prenotato nulla e speriamo vivamente di trovar posto nell’unico hostel economico della città riportato nella Lonely Planet, che si raggiunge in 10 minuti di passeggiata: ce li facciamo con gli zainoni in spalla, e meno male, perché solo grazie a queste provvidenziali zavorre riusciamo a non volare via dalla passerella di sovrappasso a suon di bastonate di vento. Per fortuna il piccolo e frequentato hospedaje “Elcira” ci accoglie di buon grado e riusciamo a uscirne solo nel primo pomeriggio, quando i morsi della fame non consentono più a S. di continuare a gozzovigliare sui suoi filmini dei pinguini di Punta Tombo – soprattutto se, de vez en cuando, arriva il profumino della parrillada che stanno preparando giù in cucina…

Per le vie della cittadina, quasi deserte, battute dal vento e con le file di casette di legno, abbiamo subito l’impressione di essere in uno sperduto posto di frontiera. Per fortuna il “Something Café” è aperto anche di domenica ed abbiamo tutta per noi la cordiale padroncina che ci serve i suoi ñoquis con estofado mentre ci racconta vari pezzi della sua vita. Effettivamente scopriamo che non è passato molto tempo da quando i primi coloni (immigrati soprattutto da Germania, Scozia, Croazia e Italia) iniziarono a popolare questo lembo di terra… e tuttora sopravvivono loro fotografie, oggetti e documenti originali nel grazioso Museo de los Pioneros, realizzato nella più antica casa autentica di fine ‘800 ancora in piedi (prefabbricata e in legno, come quasi tutte quelle della città, con parti arrivate in nave dalla Gran Bretagna) appartenuta proprio a una delle famiglie fondatrici.

No, non è questa la casa più antica di Rio Gallegos, ma rende bene l'idea dell'architettura tipica

Ci sarebbe un altro museo interessante sui tehuelche, però per oggi gli orari di apertura e le nostre forze non ci consentono altro che una passeggiata sul ventoso lungofiume ed attraverso la bella piazza centrale coperta da alberi fitti fitti – così ce ne torniamo a farci una bella insalatona per cena nell’ostello simpaticamente popolato. G. si ferma in cucina a conversare con Nelson, un brasiliano di mezz’età in procinto di risalire per 3200 km la Patagonia in bici, ed impegnatissimo a elargire con voce tonante informazioni turistiche a chiunque ne abbia bisogno (ma anche a chi non ne necessita affatto e che magari godrebbe anche di un solo istante di impossibile silenzio); intanto, al piano di sopra, S. è alle prese con la singolare storia delle tre dominicane con cui dividiamo la stanza, che è proprio il caso di raccontare un po’.

C’è Paloma, arrivata da Santo Domingo per recuperare il corpo della cugina tragicamente scomparsa tre giorni fa in un incidente stradale a Gobernador Gregores (qualche decina di km da qui), e per accompagnare la salma nel tragitto (in ambulanza) fino a Buenos Aires per il trasferimento in aereo a casa. E ci sono la sua amica Maggy, con la figlia diciottenne Darky, che le fanno compagnia in questo viaggio un po’… pesante di per sé. Maggy confida a S.: “la verdad es que me estoy cagando de miedo…!”, ora che il suo slancio di solidarietà si sta concretizzando in un viaggio di 24 ore in ambulanza seduti accanto alla bara con dentro un corpo che è stato tenuto in congelatore per 3 giorni, che rischia di iniziare a decomporsi nel frattempo, e con la ragazza terrorizzata che sarà costretta anche lei a star seduta dietro e mai davanti con i conducenti. Ma la parte più interessante della storia riguarda i particolari raccapriccianti dell’incidente: Maggy racconta che la tipa e il suo fidanzato erano in macchina, di ritorno a casa, quando all’improvviso pare sia apparso davanti al vetro dell’auto nientemeno che… un fantasma!!! nelle sembianze di un nano orripilante ricoperto di rughe su tutto il corpo che digrignava i denti insanguinati. Dice che il grottesco figuro aveva gli occhi iniettati di sangue e agitava le mani davanti al vetro della macchina chiedendo loro insistentemente di fermarsi, ma loro hanno continuato e dopo poco, non si sa come, hanno perso il controllo dell’auto che si è ribaltata rotolando più volte. Secondo il racconto di lui, quando l’auto si è fermata, alla donna ancora viva ma con alcune vertebre del collo rotte sarebbe apparso di nuovo l’orrendo essere: lei ha gridato “Lo veés? esta’ aquì otra vez!!!”, e in quel momento lo hanno visto entrambi di nuovo. Le ultime parole della ragazza sono state “abrazame, te quiero mucho”, prima di spegnersi con un urlo agghiacciante durante un ultimo abbraccio. L’autopsia parla di un arresto cardiaco.

Ora, secondo l’idea che si è fatta Maggy, la storia sarebbe il frutto di un oscuro processo della mente di lui che probabilmente andava troppo veloce e ora, sotto il grave senso di colpa per la perdita della fidanzata cui voleva un bene dell’anima, cerca forse inconsciamente il modo di scaricarsi un po’ del peso. La spiegazione razionale riesce quasi a tranquillizzare la S. che ha ancora il fiato sospeso per la storia del mostro, se non fosse che a un certo punto Maggie si fa perplessa e dubbiosa e aggiunge con voce sommessa un dettaglio: a Gobernador Gregores circolano vari altri racconti di incidenti d’auto, avvenuti nello stesso punto e in circostanze oscure, con simile apparizione dello stesso fantasma, il nano raggrinzito orripilante, che intimava di fermarsi… la gente del paese è convinta che esista e che hay que pararse cuando el te lo pide, y si no lo haces, el te ataca (bisogna fermarsi quando te lo chiede, se no ti attacca).

Dopo questo racconto a metà tra fantasia popolare e leggenda S. è percorsa di nuovo dai brividi e fa fatica ad addormentarsi, la tentazione di fare un salto nel misterioso paesino e magari di intervistare un po’ di gente sull’argomento è tanto grande… ma il viaggio chiama, e così all’alba successiva siamo già alla terminal, di ri-partenza per Ushuaia, a rabbrividire questa volta non per i fantasmi, ma per le precarie condizioni igieniche dei bagni della stazione rimuginando sul motivo per cui l’intera squadra di addetti sia intenta a lucidare energicamente le già pulitissime vetrate trascurando invece gli inodoro. Altri misteri di Patagonia!

Annunci
Categorie: Argentina | Lascia un commento

Navigazione articolo

Lasciaci un pensiero!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: