La fine del mondo

Ushuaia e il canale di Beagle, dal Cerro Martial

Il viaggio per arrivare alla città più meridionale della Terra è di per sé un’avventura. Attraversamento dello stretto di Magellano con gioco ad avvistare i vivaci delfini di Commerson che schizzano in tutte le direzioni (almeno finché resistiamo al vento gelido sul ponte della chiatta), doppio passaggio di frontiera tra Argentina e Cile e viceversa con relative ore di attesa nel mezzo del nulla per i controlli di documenti e bagagli, centinaia di km di strada di ghiaia tra dolci colline di steppa e ñandù e guanachi e pascoli sterminati con solo qualche gruppo di baracche qui e lì a darci l’idea di cosa significhi la parola estancia, rapido e caotico cambio di bus a Rio Grande con tempo zero per capire dove siamo e cosa sta succedendo. Arriviamo a Ushuaia che è passata mezzanotte e il freddo della Tierra del Fuego ci aggredisce impietoso… presto dovremo perdere le speranze di avere qualche giorno di sole, ma almeno capiremo finalmente a cosa serviva tutta quella roba pesante che stava per ammuffire in fondo ai nostri zaini!

Non ci mettiamo molto a intendere anche che l’unicità della posizione di questa città ne fa il fascino e la rovina. Siamo in alta stagione in un fulcro del turismo planetario, così il primo dei nostri problemi è trovare un alloggio stabile… cosa che ci porta via, tra ricerche e traslochi forzati, almeno una notte e un giorno ancora. A questo punto siamo pronti a farci suggestionare dalle foto delle proposte delle agenzie e ad accarezzare l’idea di un’escursione di due o tre settimane in Antartide, ma accantoniamo il proposito in quanto fuori dalla portata delle nostre tasche; ci accontenteremo quindi (e scusate se è poco) di dare un’occhiata alla natura pre-antartica fantastica e selvaggia del canale di Beagle su cui si affaccia la città.


Al chioschetto sul molo, il costume a righe e le promesse meravigliose di un gioviale marinaio ci convincono ahinoi più della corta escursione in piccoli traghetti o dell’affascinante ma caro pomeriggio in barca a vela: ci troviamo così in un grande catamarano con un’allegra brigata di famigliole e pensionati con rispettivi nipoti e un’intera colonia di brasiliani col gusto della chiacchiera. Ma pazienza, noi riusciamo lo stesso a dormire benissimo sui divani a bordo, davanti al simpatico film di animazione sui pinguini – salvo poi vederli dal vero sull’isola, i soliti pinguini di Magellano, insieme a qualche Papua colle zampe rosse e il becco appuntito e poco più dietro…

l'imperatore e i suoi consiglieri

 sembra, ma non è possibile, un ometto di mezza statura in frac che va avanti e indietro con aria greve e pensosa come un ambasciatore che sta per prendere delle serie decisioni nel suo gabinetto e passeggia in cerchi concentrici seguito da tre dei suoi consiglieri, la metà della sua statura, in fila indiana… poi ci strofiniamo gli occhi e scopriamo che si tratta nientemeno che di un bellissimo pinguino imperatore, finito chissà come nella colonia dei Papua. Pare che di solito non se ne trovino a queste latitudini: quest’esemplare sarà un immigrato anche lui, forse colpa della crisi… (effettivamente già in tanti ci avevan detto che Ushuaia negli ultimi anni sta crescendo velocemente richiamando sempre più gente che viene qui a stabilirsi attratta dagli stipendi più alti di tutta l’Argentina. Varrà anche per gli uccelli?)

Oltre ai pinguini ed ai richiami del lontano passato in cui avvennero i primi incontri tra gli aborigeni e le navi degli esploratori europei, il canale di Beagle offre paesaggi davvero da cartolina ed è suggestivo pensare che aldilà dell’isola Navarino che costeggiamo c’è nientemeno che Capo Horn, e poi solo oceano tempestoso e ghiacci… fino al polo sud. L’isolotto con il faro detto “della fine del mondo” (impropriamente, perché ne esiste uno ancora più remoto) è particolarmente fotogenico e ci attira più degli isolotti dei cormorani, ricoperti di torri di glassa bianca o meglio guano, e delle colonie di lobos marinos. Una bella cioccolata calda a bordo del catamarano ristabilisce gli equilibri termici dei nostri corpi sollecitati dal vento gelido, e in breve siamo di ritorno al porto già frastornati dalla potenza della natura d’alta latitudine.

Tra le altre avventure urbane degne di nota dei nostri tre giorni a Ushuaia dobbiamo citare le eroiche gimcane nelle affollate cucine degli ostelli per conquistare utensili, fornelli e stoviglie all’ora della cena; nonché i vari andirivieni su e giù per le agenzie di trasporti alla ricerca di un modo conveniente per lasciare la città… stiamo quasi per imbarcarci sulla barcaza che una volta a settimana (con una traversata di tre giorni) porta bombole di gas dall’Isla Navarino a Puerto Natales in Cile, quando per fortuna alla fine troviamo un biglietto per l’autobus migliore di tutti in un ufficio nascosto in periferia.

Riusciamo comunque ad avere una buona impressione e comprensione di cosa voglia dire essere in un posto geograficamente (e non solo) davvero estremo, grazie alle visite dell’interessantissimo museo Yámana sui popoli nativi di queste terre (pressoché ormai estinti dopo l’arrivo dell’uomo bianco) e del ricchissimo Museo del Presidio, allestito in quel che resta (accuratamente mantenuto e valorizzato) dell’antica enorme colonia penale che fu costruita, come molte altre infrastrutture della città, dagli stessi carcerati scelti e inviati qui dallo stato con l’esplicito proposito di popolare il territorio.  Tante risorse naturali da sfruttare, pochi disposti ad affrontare le condizioni climatiche estreme per farlo, nessun posto dove fuggire o comunque scarse probabilità di sopravvivenza in caso di evasione: davvero all’epoca questa doveva apparire la collocazione ideale per un carcere.

Per completare l’esperienza da fine del mondo S. si fa convincere, nonostante l’accenno di febbre e le sferzanti raffiche di vento e il freddo, a fare una passeggiata montana al Cerro Martial che domina la costa – e meno male perchè ne vale la pena. Salita in taxi fino alla base dell’aerosilla, breve scarpinata fino ad avere alle spalle il ghiacciaio e davanti il panorama completo della città, del canale e dell’ultima isola abitata prima del continente bianco, e discesa a piedi attraverso il bellissimo sentiero nella foresta di lenga (un bel faggio australe alto alto con le foglie piccole piccole).

un riposino sui cuscini d'erbetta vellutata

 Per fortuna Ushuaia è abbastanza civile da offrirci l’ultima sera un’economica parrilla per rimettere in sesto le nostre stanche membra… ché domani si riparte, c’è un mondo intero davanti e questa volta si può ben dire!

 

(Queste e altre foto qui)

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Categorie: Argentina | Lascia un commento

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