Ghiacci blu e vette ascose, El Calafate e El Chaltén

El Chaltén. Tutto qua

Con i quadricipiti ancora doloranti dopo la scarpinata al Torres del Paine, ma riconciliati col mondo grazie al pan de Pascua che Melinda ci ha fatto trovare a colazione (e al kg e mezzo di spinaci che S. ha preparato per pranzo), alla fine di un calmo pomeriggio affrontiamo in autobus il pezzo di strada tra i monti che ci riporta in Argentina alla cittadina di El Calafate. Siamo circondati da orde di scarponcini da trekking, cumuli di zainoni impolverati e vagonate di camminatori caricati e scaricati tra queste destinazioni – tra le più gettonate per il turismo d’avventura da tutto il mondo (ma soprattutto, pare a noi, da Israele). Si capisce subito il perché, quando basta prendere un bus per trovarsi di fronte ad uno spettacolo come questo:

Peccato, inizialmente era un panorama completo

I torpedoni scarrozzano valanghe di turisti attraverso il classico infinito paesaggio di steppa recintata, lago, monti, nuvole e cielo azzurro, fino alle passerelle costruite proprio di fronte all’immenso tortino di panna montata bianco-blu, che merita decisamente l’intero pomeriggio passato a fare su e giù per i sentieri osservandolo e ascoltandolo in religiosa contemplazione. La luce filtra tra le sfumature che si riflettono sul ghiacciaio e variano col passare delle ore; si avverte il fragore dei tuoni  e lui che gracchia, scricchiola e frizzola, prendendo il suo tempo avanza scoppiettando e lentissimamente si frantuma, cade a pezzi, perde blocchi, guglie, pareti intere di ghiaccio azzurro che a colpi di decine di tonnellate tonfano nelle acque turchesi e vengono inghiottite dal Lago Argentino davanti ai nostri occhi rapiti, mentre lì dietro, sui monti, in alto e in fondo, alla sommità del bestione viene continuamente aggiunto più ghiaccio di quanto se ne perda quiggiù (così dicono gli esperti).

 Però, a parte la magia molto fotogenica dell’incredibile ghiacciaio – di cui purtoppo non ci restano che pochissime e scarse immagini, causa guasto della memoria della camera (*£&%$#!!!) – e il guiso de cordero (spezzatino di agnello) al ristorantino “Cambalache”, non abbiamo molto tempo per esplorare gli altri dintorni di El Calafate e puntiamo subito al più recente pueblo d’Argentina: El Chaltén. Un gruppo rado di chalet in legno battuti dal vento a qualche ora di Ruta 40 più su formano questo paesino di montagna, considerato la classica porta al Parque Los Glaciares Nord nonchè la base di partenza dei sentieri che arrivano al Cerro Torre e al massiccio del Fitz Roy, famose mete culto di andinisti e scalatori in Sudamerica.

Stavolta il meteo non ci assiste e perlopiù nei nostri tre giorni in montagna piove, fa freddo, è tutto grigio e dai panorami le vette sono sempre tagliate. Il clima avverso costituisce la normalità da queste parti: il che aumenta il valore dell’impresa di conquista delle cime… dicono. E allora, pur in queste condizioni e con la nostra scarsa attrezzatura, noi un po’ di coraggio ce lo mettiamo e, con indosso tutto ciò che abbiamo a disposizione, qualche sentierino e qualche scarpinata riusciamo ad affrontarli. La ricompensa non manca: natura superba, paesaggi memorabili, punti panoramici immaginifici e incontri ravvicinati coi picchi giganti, e anche se schiaffeggiati dalle raffiche di vento a 50 nodi dalla Laguna Capri ci piace solleticare con lo sguardo i timidi 3300 m dell’amico Fitz che non  ne vuol sapere di sbucare dalle nuvole – anzi pare che le generi lui, avvolgendosene e soffiandole forte proprio nella nostra direzione (ecco perchè i Tehuelche pensavano bene di chiamarlo Chaltén, cioè “montagna che fuma”). E comunque l’atmosfera di montagna è sempre piacevole se si ha a disposizione un ostello al calduccio per riposare, simpatiche cioccolaterie e panaderias per rifocillarsi, e qui e lì mostre e tracce di cultura alpinistica per imparare cosa vuol dire “estremo”.

spazio all'immaginazione...

Ovviamente il sole pare uscire un po’ più deciso proprio il giorno in cui andiamo via, ma ormai non ci pensiamo più: nelle nostre menti la prospettiva montanara ha lasciato il posto al mare… torniamo sui nostri passi, tappa rapida ancora a El Calafate, e subito di nuovo a Puerto Natales in Cile: finalmente ci imbarchiamo!

Altre fotine qui

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Categorie: Argentina | Lascia un commento

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