Cile di città: Santiago

Una notte di viaggio insonne non è il preludio migliore per a ffrontare il traffico, gli stradoni a otto corsie e i palazzoni di cemento di Santiago, la prima metropoli in cui ci troviamo dopo così tanto tempo di natura e paesaggi selvaggi o comunque tutt’altro che urbani.

mote con huesillo al cerro Santa Lucia

Alleviamo il mal di testa e il senso di stranimento rifocillandoci con qualche oretta di riposo e una buona dose di mote con huesillo, un’ottima e tipica fresca bevanda dolce a base di pesca reidratata e grano (ma com’è che la proviamo solo ora?! ah già… pensavamo fosse un brodino!), e siamo subito all’esplorazione dei quartieri di downtown, tra centri commerciali, mercati di frutta e verdura, palazzi istituzionali, strade di uffici e folle in giacca e cravatta – e enormi bandiere nazionali. E’ evidente che qui lo Stato si sforza di “apparire” di più nella vita quotidiana dei cittadini (d’altronde a Santiago vivono 7 milioni di persone, cioè circa il 30% della popolazione nazionale) e, sebbene sia in assoluto il posto meno caratteristicamente cileno tra quelli che abbiamo visitato finora, è qui che ci faremo una cultura su storia, identità e usanze di questo paese.

Ogni tanto tra lo smog si intravedono le Ande. Il fiume però è sempre color cioccolato…

Anzitutto scorgiamo una mostra di artesaniasai piedi del Cerro Santa Lucia ed entriamo a curiosare fra le tipicità delle varie popolazioni indigene del Cile (Mapuche, Rapa Nui e Aymara sono solo le più importanti) e scopriamo che secondo la saggezza ancestrale qui in Sud America ci troviamo nella “civiltà del condor”, quella in cui gli uomini hanno sviluppato capacità di intuito e armonia con le forze della natura, dando più importanza agli aspetti sociali e spirituali della vita e della conoscenza;

Liberada? Che fordùna!

e che un giorno (forse) avverrà la re-unione con la “civiltà dell’aquila” che ovviamente è l’America Settentrionale invece evoluta nel campo della tecnologia, della razionalità e della scienza, votata al progresso materiale e intellettuale. E’ una visione suggestiva che secondo noi ben si accorda con l’indole generale che abbiamo riscontrato nella gente latina in questi mesi.

Passiamo al cibo: il grande e divertente mercato centrale non è che la vetrina del tripudio di pesce fresco, frutti di mare, bevande e frutta in quantità che si trovano dappertutto in città, e noi non ci tiriamo indietro di fronte a reineta a la mantequilla, salmoni affumicati, pisco sour, cola de mono e mega-macedonie… anche se un po’ di timore reverenziale ci inibisce davanti alla minaccia di attacco cardiocircolatorio ch’è la chorrillana e alle friggitorie ambulanti ricavate in carrelli da supermercato foderati di lamiera e attrezzati con bombola di gas, teglia e utensili da cucina che agli incroci in periferia servono lomitos e ali di pollo fritte con patatine (più salse a elección, ovvio).

La chorrillana: una montagna di pezzetti di carne, salsiccia, cipolle e patate. Fritti. Logico accompagnare con una birra. Suerte, mi corazòn…

Poi è la volta della storia nazionale recente. Il Museo de la Memoria y de los Derechos Humanos è un posto veramente suggestivo dove passiamo ben due pomeriggi: meritano ed emozionano i tantissimi lasciti originali e le ricostruzioni sul golpe militare del 1977, sulla dittatura di Pinochet e sulla memoria dei desaparecidos. Filmati, foto, lettere, oggetti e atti ufficiali documentano le brutalità di 15 anni di regime militare e ci danno la viva immagine del Cile quale un gigante che si sta sollevando a fatica dal peso storico leccandosi ferite ancora aperte. Si comprendono benissimo il passato di lotta, l’attivismo politico e la coscienza sociale ormai congeniti in un popolo che ha vissuto un’esperienza così collettivamente (e per molti individualmente) tremenda.

Una semplicissima mappa del sistema di trasporti pubblici di Santiago.

Passiamo anche un paio di serate al Parque Forestal, seduti sull’erba a guardare una rassegna di bei documentari, artistici e suggestivi, ancora incentrati sulle contraddizioni storiche, sociali e geografiche del Cile contemporaneo (da segnalare in particolare il bellissimo “Nostalgia de la Luz”); e camminando tra i tanti e diversissimi quartieri finiamo a Bellavista dove visitiamo la Chascona, la casa-museo di Pablo Neruda – che in fatto di abitare bene ne sapeva eccome: è varia e articolata e difficilissima da descrivere ma è la casa più simile a quella dei nostri sogni che ci è capitato di vedere! Ed è vicinissima allo zoo, dove ci perdiamo negli occhi profondi dei grandi felini, tra cui ben tre mansuete tigri bianche, il giaguaro e la pantera nera, finché il guardiano non ci tira fuori quasi di forza (senza che l’orso bianco si sia fatto vedere).

“the eye of the tiger”… un po’ di natura ingabbiata nella metropoli

Restiamo solo 4 giorni a Santiago, quindi il nostro sguardo non può essere che superficiale; però è inevitabile per noi fare qualche confronto con Buenos Aires. In generale, la città ci sembra alla fine più pulita e ordinata, magari meno allegra e meno caratteristica, un po’ ingessata forse con tutte queste bandiere e la polizia e i semafori e le strade pedonali lastricate e le ultra-civili indicazioni di camminare a destra in metropolitana (che volete, non ci siamo più abituati a questi dettagli occidentalizzanti). Ma la troviamo certo più tranquilla, nonostante i branchi di cani randagi (pacifici); facile in un certo senso, cosmopolita e accogliente. Però a meno di due ore da qui c’è una città che qualcuno ci ha detto essere infinitamente più pittoresca, così a un certo punto e senza tanti rimorsi salutiamo il “Green House” che ci ha ospitato in questi giorni (tentando a fatica di superare i gravi traumi psicologici dovuti a qualche problemuccio idraulico mattutino del bagno al primo piano) e prendiamo un bus verso la costa: prossima tappa, Valparaiso.

(qualche altra foto qui)

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Categorie: Cile | Lascia un commento

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