La Serena tremarella

I granchioni a Totoralillo

Davanti a due enormi coppe di gelato con fettoni di torta annessi, un pomeriggio a Santiago il simpatico Stefano, romano di mamma cilena emigrato per gestire l’elegante “La Signoria”, ci aveva parlato della regione di Coquimbo come il posto giusto per visitare un po’ di Cile costiero autentico e lontano dalle classiche destinazioni del turismo internazionale. Ma il vero motivo per cui ci troviamo all’alba del 29 di febbraio a La Serena, 420 km di curve a nord di Valparaiso, è che parlandocene lui aveva pronunciato la parola magica: BALENE! Da quel momento non c’è stato verso che le incertezze di G riuscissero a far cambiare idea a S il cui unico pensiero è diventato avvistare i cetacei… e, magari, fare anche una puntatina in spiaggia.

il vialone che conduce all’oceano a La Serena finisce con questo “coso” che vorrebbe essere un faro. Monumentale, cioè: finto

E’ mattino presto, primo giorno di rientro a scuola dalle vacanze – l’aria fresca sulla faccia ancora intontita dal sonno – ci facciamo strada nel fiume blu di seriosi studenti in uniforme e scarpe impeccabilmente lucide e passi che riecheggiano sulle strade lastricate e continuiamo a camminare fino a quando scorgiamo la scritta “El Hibisco” che ci fa capire che siamo finalmente arrivati all’hostel consigliatoci da Soledad di  Valparaiso. E qui ci concediamo qualche giorno di relax accolti dall’ambiente tranquillo e familiare nella calma della pulita e elegante cittadina sull’oceano, che ha saputo valorizzare e mantenere – nonostante sia una terra parecchio ballerina, come abbiamo modo di sperimentare dal vivo in almeno un paio di occasioni – l’architettura coloniale di edifici bassi, portali decorati e cortili fioriti e graziose piazzette davanti alle antiche chiese di pietra con bellissimi campanili.

plazoleta colorata in centro a La Serena

E’ davvero un posto di villeggiatura frequentato per lo più da famiglie locali, che giungono qui per il mare e le attrazioni intorno: e anche noi scegliamo di approfittare delle agenzie turistiche, prenotando una giornata intensa a spasso in minibus per la mistica e famosa Valle Elqui. Ci vengono a prendere di primo mattino e dopo una rapida tappa in una delle tante piantagioni di pa pa pa pa pa – papaya… a cui S dedica un simpatico balletto improvvisato, il mezzo comincia a inerpicarsi su per l’arida valle, dove i raggi del sole si fanno incandescenti e i campi di uva e avocado sono coltivati solo grazie a complicati sistemi di irrigazione che portano la (poca) acqua del fiume fin quasi alla cima delle ripide e scabre colline. Per la geologia, la vegetazione e i colori è un posto particolare, quasi mediterraneo non fosse per i cactus, ma noi – unici non cileni del gruppo, e forse un po’ troppo svezzati dopo tanto viaggiare e vedere – siamo parecchio perplessi per le spiegazioni approssimative snocciolate con disinvoltura dalla nostra guida, che con osservazioni grossolane e traduzioni un po’ “libere” parla alla combriccola delle magiche proprietà spirituali della zona. Udite udite: recenti imprecisate ma parecchio riferite “ricerche scientifiche” avrebbero scoperto che il fulcro del cosmo non è l’Himalaya, come si pensava… o meglio, che i raggi galattici escono sì dall’Himalaya, però entrano nella Terra da un cerro che si trova proprio qui nella valle dell’Elqui, dove “studiosi della Nasa” avrebbero rinvenuto una quantità indefinita di “energia cosmica”… anzi la quantità è definita: nientemeno che 1500!!!, indefinita è però l’unità di misura. E se vi piazzate ben fermi, vestiti di bianco, al sole, con i palmi delle mani verso l’alto, davvero potete avere in questo posto unico al mondo l’esperienza di ricevere un po’ di questa energia. Mah.

Pazienza, almeno il paesaggio montano in cima al percorso è imponente e suggestivo, e l’almuerzo a Villa Seca, a base di capretto e anatra, è eccezionale… ancor di più perché cucinato nei forni solari che si trovano a schiere nel cortile del rustico ristorantino, senza bruciare nemmeno una molecola di alcun combustibile: questa sì è l’energia che ci piace!

nelle mitiche cucine dei ristoranti a Villa Seca non hanno paura dell’aumento delle bollette del gas

Il tour prevede anche una visita ad una distilleria dove impariamo qualcosa (e di certo degustiamo) un po’ di pisco, la rinomata bevanda nazionale, che in pratica è la nostra grappa, solo venduta a bassa gradazione alcolica, e per lo più usata nei cocktail – prima di essere lasciati nella plaza del sereno paesino di La Vicuña, dove ci mischiamo ai locali rilassandoci con un gelato di arachidi e cannella sulle panchine a osservare i bimbi che scorrazzano sulle macchinine elettriche a noleggio (prima o poi introdurremo questo fantastico business anche in Italia). La sera c’è la visitina all’osservatorio astronomico del Cerro Mamalluca: l’altitudine e l’aria estremamente secca della valle rende queste montagne uno dei posti migliori nel mondo da cui studiare il cielo, e nonostante si tratti di un giocattolo per turisti più che di una reale stazione scientifica vale davvero la pena di sognare e imparare qualcosa sulle stelle, le costellazioni e i pianeti sotto una meravigliosa trapunta di puntini luccicanti, prima di tornare a La Serena per la notte.

sacro e profano a La Vicuna

Però ehi, non ci distraiamo: siamo qui per un motivo ben preciso, che in media è lungo una quindicina di metri e pesa parecchie tonnellate. Ce la mettiamo davvero tutta per capire come arrivare alla Caleta Chañaral, la spiaggetta nelle vicinanze da dove partirebbero le barchette dei pescatori con cui si può andare all’avvistamento dei pescion… ehm, dei mammiferi. Chiediamo praticamente a chiunque ci capiti a tiro in città, facciamo mucchi di telefonate, vaghiamo per tutti gli uffici e le agenzie, leggiamo un’infinità di avvisi opuscoli e brochure. Alla fine scoviamo solo una jeep che può portarci lungo le tre ore di sterrato fin là, parte una volta al giorno (se e quando parte), nulla è dato sapere su cosa troveremo in loco, né su come e quando sarà possibile tornare, balene? quali balene? ah sì… forse ci stanno ma probabilmente non ci stanno, noleggiare un’auto si può fare ma viene carissimo e comunque le agenzie sono chiuse, le condizioni meteo non sono e non saranno adatte ad uscire in mare. Il tutto di per sé non sarebbe per nulla sufficiente a trattenerci, ma questa volta l’incerta situazione è davvero incompatibile con il poco tempo (e denaro) a nostra disposizione e le (tantissime) tappe che abbiamo in programma fino al vago appuntamento ormai fissato tra due mesi scarsi con Mauro in Perù…

alla spiaggia di Totoralillo

Insomma, ancora una volta dovremo accontentarci di esseri marini un po’ più modesti: i granchioni rossi che qui si cuociono a mucchi nei pentoloni (li chiamano jaiva e li mettono pure nelle empanadas),

Basta tagliare le spugne con un coltello per trovare mucchi di questi animaletti. Chissà cosa sono, però li mangiano!

gli immancabili freschissimi ceviche caseros di pesce e frutti di mare marinati venduti ai chioschetti piastrellati in bicchieri di plastica con mucchietti di cipolla e prezzemolo tritati, le reinetas fritte (perché come se no?), e i chupe de mariscos gratinati al forno (yummm!). Però ce li godiamo sulle spiaggette che riusciamo a esplorare in taxi e autobus, quella del faro monumentale, quella di Totoralillo (un grande tondo di sabbia adibito a parcheggio e collegato alla terraferma da una striscia di terra) e la Caleta San Pedro (con il Centro Gastronomico), insieme alle famigliole intente a raccogliere conchas, tra le onde violente sulla sabbia e gli scogli, e con i pellicani nel cielo che d’improvviso si fa grigio e nebbioso.

che dici, stiamo ancora un po’ in spiaggia?

Il mare è azzurro e freddissimo, il sole fatica a filtrare e la temperatura dell’aria, i marosi e il vento dell’oceano ovviamente non sono granché piacevoli nemmeno per l’agognato “mare” di salentino desiderio, così alla fine un’altra piccola scossetta sismica ci dà il via. E salutiamo il grande Cile, riattraversiamo nottetempo la frontiera e il passo andino a 3500 m, e rieccoci in Argentina: città di Mendoza.

(Altre fotine qui)

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Categorie: Cile | Lascia un commento

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