Vulcani, geyser, deserti e lagune – ma che pianeta è?

Il nulla oltre i 5000

Il nulla oltre i 5000

Alle 5 di mattina è già ora di alzarsi, ma tanto S. non ha dormito per il mal di stomaco e Georgina per la tachicardia – per fortuna di là c’è G. o meglio un cucciolo di cinghiale che sta azzannando voracemente la colazione, in fretta perché Santos svegliatosi nottetempo ha quasi finito di arreglar la jeep e senza troppe cerimonie ci dà 5 minuti per prepararci. La partenza è un po’ caotica e frettolosa ma i nostri zaini sono belli e sistemati sul tettuccio e salutiamo il villaggio sotto il Lipez che alle prime luci dell’alba è una perfetta piramide triangolare di 5900 metri, con la vetta innevata e una faccia accesa di rosso dal sole nascente.

Il pueblo fantasma sotto il Lipez che si sveglia

Tutto il panorama intorno è poesia. Ai piedi dell’imponente biscottone dorme il pueblo fantasma, un antico paesino incaico abbandonato circa 400 anni fa dopo l’arrivo degli spagnoli che hanno sterminato e schiavizzato le popolazioni per sfruttare le ingenti risorse minerarie della zona; pare che le casupole in pietra siano colpite da una maledizione a causa della quale, racconta la leggenda, sono falliti i successivi tentativi di popolamento.

Oggi Cecília è seduta dietro, al pincipio dorme (alcuni suggeriscono che abbia passato la notte al boliche di San Antonio… eheh) ma ormai qualche barriera di timidezza è superata e arriva a raccontarci del suo passato, di quando da giovane era jinete e le piaceva molto andare a cavallo fino a quando un bel giorno il destriero l’ha scaraventata giù – e ce lo racconta ridendo con tonda simpatia.

be’ non è proprio un’autostrada…

Lentamente il fuoristrada percorre il difficile tracciato attraverso l’altopiano desolato e si susseguono villaggi di pietra di alta montagna, infiniti ruscelli da guadare, tonnellate di sassi, e tantissima polvere. Ma ci sono anche gli specchi d’acqua delle lagune dove, a quasi 5000 m d’altezza, i fenicotteri rosa sguazzano all’ombra degli altissimi vulcani imbiancati – stavano proprio lì ad aspettare gli eccessi di entusiasmo di S. che si avvicina troppo, solo per abbracciarli… e loro fuggono terrorizzati in nuvole rosa schiamazzanti.

un passaggio facile come tanti altri

Nel posto chiamato Sol de Mañana entriamo ufficialmente nella Reserva Nacional Avaroa e proseguiamo fino al Salar de Chalviri dove sfidando l’impietoso clima andino e le sferzate di vento gelido ci facciamo coraggio e ci tuffiamo nella pozza termale che ribolle di acqua calda e turisti per un caldo e naturale bagnetto rigenerante di fronte alla laguna. In una manciata di minuti siamo a pranzo nella casupola annessa alle terme, dove Ceci ci serve il pranzo: nella prassi di questi tour organizzati, la cocinera e il chofer (l’autista) non siedono al tavolo con i viaggiatori ma noi siamo troppo curiosi di far chiacchiere con loro e ansiosi di tentare di infrangere le barriere… i boliviani sono in generale schivi, riservati e diffidenti, eludono gli sguardi ma… con un paio di complimenti sulla cucina effettivamente sbalorditiva (come faccia la magica signorina a scodellare tali succulenti manicaretti in queste condizioni povere e impossibili resta un mistero) riusciamo a convincere lei e Santos ad essere dei nostri intorno allo striminzito tavolino. Ora se la ridono di gusto e si lasciano andare alla condivisione e, una volta a loro agio, ci insegnano persino qualche parolina in quechua in cambio di microlezioni di inglese, strappate simpaticamente a S. dopo la ufficiale nomina a profesora della compagnia.

l'allegra combriccola al Sol de Mañana

l’allegra combriccola al Sol de Mañana

Ma ecco Santos: “Ajgipuna… ajgipuna!“, è ora di ripartire, e attraversare il suggestivo “Deserto di Dalì” con le sculture naturali in pietra che effettivamente ricordano i paesaggi dei suoi quadri, fino alla Laguna Blanca e alla Laguna Verde ai piedi del vulcano Licancabur (6000 metri che segnano il confine col Cile), che si dice abbia questo colore da quando gli spagnoli inseguiti dall’esercito incaico vi gettarono il carico di rame rubato.

Licancabur, Laguna Verde y apachetas

Le imponenti vette che orlano il surreale paesaggio desertico ci fanno sentire come su Marte (la mancanza di ossigeno aiuta l’immaginazione) ma non è mica finita qui: incredibilmente si continua a salire, e nel punto più alto ci ritroviamo a camminare nientemeno che tra gli sbuffi dei geyser!

peccato non avere una tutina spaziale

Sbigottiti noi cerchiamo di capire se il contesto sia più lunare o infernale (o se davvero c’è qualcuno che ci sta facendo qualche scherzo: d’altronde oggi è 1 aprile…),Quique è eccitatissimo e continua a seppellire il povero Santos di domande, con quest’aria rarefatta persino la nostra guida a un certo punto perde la parola e non possiamo che arrenderci totalmente all’ultima meraviglia della giornata, la Laguna Colorada con l’acqua che pare – anzi no, proprio è! – rossa rossa intonandosi con i flamencos che la popolano e che noi stiamo a rimirare al tramonto.

la Laguna Colorada. Cioè rossa. Rossa?

Arriva la sera e l’ora di tirare i remi in barca, e noi la “barca” la ormeggiamo in un villaggetto in mezzo al deserto a 4200 metri dove un hostal di adobe è appena sufficiente ad alloggiare come può i gruppetti di viaggiatori. E’ solo un corridoio-comedor con una serie di stanzoni in cui sono allineati dei letti in mattoni; ovviamente il riscaldamento è un ricordo lontano, ma c’è un generatore e qualche lampadina e poi questa volta per accedere al bagno non bisogna uscire (anche se il cielo così straordinariamente stellato merita eccome una passeggiata notturna all’aperto).

giocando coi fenicotteri

Cecìlia ci sbrina per benino con un invitantissimo vassoione di wurstel e patate sormontato da uova fritte che G., con gli occhi lucidi per la gioia, è costretto a trangugiare tutto da solo causa apunamiento del resto della ciurma, mentre la Ceci se la ride e il buon Santos ci rincuora: domani sveglia all’umano orario delle 7.30.

si dorme qui stanotte!

si dorme qui stanotte!

(Tante altre foto! Qui)

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Categorie: Bolivia | Lascia un commento

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