Oruro e La Paz… fare amicizia coi contrasti

panorama di La Paz, un'urbe tra le Ande

panorama di La Paz, un’urbe tra le Ande

Siamo alle solite, i sedili di questo bus “cama” che in una notte ci porta da Sucre a Oruro saranno pure comodi e spaziosi, però si balla comunque su curve e asfalto messi male, temperatura che continua a oscillare tra picchi di caldo torrido e freddo polare, musica a palla dalla cabina dell’autista e innumerevoli fermate (stazioni di servizio? no… soste-pipì en plain air a bordo strada), così non dormiamo niente e all’arrivo nel gelo del piazzale di Oruro alle cinque del mattino ci tocca scarpinare a lungo per ben più di qualcuna delle calles polverose e deserte prima di trovare un alloggio al Residencial Boston.

Susi, la febbra, l’apí e il pastel

Il famoso Carnaval locale è ormai andato da un paio di mesi, e siamo quindi fuori dalle classiche rotte turistiche: ci pare di essere gli unici non locali mentre attraversiamo queste strade – che sono praticamente tutte dei mercados – e per ambientarci non c’è nulla di meglio di una ottima colazione (anzi due!) a base di apí (una specie di broda densa, dolce e calda a base di mais giallo e rosso e cannella) e pastel especial (una frittella al formaggio) sui tavolacci sotto i tendoni dei contadini. Certo non siamo ancora ben abituati al freddo e alle condizioni igieniche generali, tant’è che a turno sentiamo che i nostri fisici stanno cominciando a subire… e vabe’, convivremo per più di qualche giorno con la febbre e i dissesti intestinali.

sì, sono quello che sembrano. Ma è tutto in onore alla Pachamama

Il che non ci distoglie dal fascino che ha su di noi la vita vera e quotidiana di questa gente. Curiosi ci aggiriamo tra le bancarelle con i feti di lama essiccati appesi, rapiti dai volti e dai gesti soprattutto delle signore e dei bimbi. Facciamo anche una visitina in periferia, e una chiacchiera un po’ mistica con il capostipite, alla casa-atelier della famiglia Cardozo Velasquez (tre generazioni di scultori, pittori, artigiani e scrittori, e stanze e giardino ricolmi di oggetti e creazioni più svariate); nonché al Santuario de la Virgen del Socavón, in cima alla città, dove la religiosità cattolica esteriore si sovrappone nel vero senso del termine alle tradizioni pagane ed agli antichi riti legati a El Tío della miniera sottostante, dove resistono tanto di scale umide, salnitro su muri e soffitto, e impalcati di tronchi di sostegno delle gallerie coi binari per i carrelli. Però alla fine torniamo sempre lì: a sederci su una panchina in plaza, e guardare la gente comune.

sui tetti di Oruro

Come Sucre, anche Oruro ha delle tette – delle alture a forma conica, nei dintorni. Il panorama architettonico è come al solito un po’ desolante, campanili arrugginiti e distese di edifici non intonacati, qui e lì resiste a fatica l’eleganza di alcune vecchie costruzioni coloniali scrostate, mentre gli alti palazzi di vetro e cemento continuano a venire costruiti sparsi apparentemente con poco criterio.

Sacro e profano al Residencial Boston – come dappertutto, del resto.

Per noi continua ad essere abbastanza difficile capire i contrasti forti di questa terra. Da un lato la natura potente e sublime, le tradizioni ancestrali, la povertà evidente, la religiosità cattolica così popolare e diffusa e pervasiva; dall’altro, l’inquinamento furioso, casinò scintillanti e SUV lucidi, le telenovelas e le pubblicità e i calendari con ragazze succinte. E poi la gente… dall’indole generale così riservata e silenziosa che è spesso difficile coinvolgere qualcuno in una conversazione, e invece capace di tenere acceso a tutto volume ed in qualunque situazione qualsiasi cosa che abbia un vago altoparlante. Passiamo in mezzo a tutto questo con il nostro senso di estraneità inevitabile, cercando di digerire l’intero cosciotto d’agnello che ci hanno servito per cena al Nayjama e aspettando che ci passi il malessere fisico – ma dopo un paio di giorni è ora di proseguire e altre 8 ore di bus notturno ci conducono finalmente alla capitale, La Paz.

la Casa de la Democracia ci accoglie a La Paz, non in ottime condizioni

Siamo sempre a 3700 m d’altezza, c’è sempre da scarpinare alla ricerca di un alloggio, siamo sempre abbastanza malaticci, ma qui si respira un’aria diversa (e non è solo perché il parco mezzi ci sembri leggermentissimamente meno vetusto). Nel mezzo del quartiere più turistico della città, tra gli alberghi e i negozietti e le agenzie turistiche e le folle di viaggiatori di calle Sagárnaga e del “mercatino delle streghe”, ci si deve addirittura un po’ impegnare a ricordarsi di essere in Bolivia: il nostro Maya Inn è più un alberghetto che un ostello, qui è pieno di locali gestiti da stranieri, il pub all’angolo è di un olandese, questo ristorante indiano appartiene a un inglese, c’è un simpatico tizio di Marrakesh che ci serve tajine e tè (okay, però noi del Marocco avevamo un ricordo diverso: porzioni senza limite e intimità silenziosa dell’ambiente, soprattutto…), gli ostelli sono posti da festa ogni sera (anche se noi ci andiamo solo a scroccare qualche bevanda calda), e poi ci sono frotte di gringos e israeliani che devono trovare spassosissimi i dintorni, tutti da trekking e mountain-bike – praticamente un parco di divertimenti a prezzi accessibili, che immaginiamo essere l’altro pilastro dell’economia boliviana oltre all’industria estrattiva.

La Paz: vista sul Prado, all’Iglesia de San Francisco

Basta però fare qualche passo in più per osservare le altre facce di questa poliedrica città. Attraversi il Prado, il grande vialone di fondo valle da cui di sera si vedono brillare le lucine delle case ammassate alla rinfusa sui pendii (almeno negli spazi tra un palazzone e l’altro), camminando mangi due o tre salteñas e bevi una spremuta di arancia appena fatta ad un chioschetto, e ti ritrovi in un altro secolo, tra scorci decadenti, edifici coloniali mezzi diroccati che magari conservano solo la facciata e un fascino senza tempo. In un bel piccolo museo mezzo nascosto, impariamo la storia e l’importanza della foglia di coca nella cultura locale; nel quartiere commerciale e amministrativo di La Paz, vicino la classica plaza centrale come sempre sede del potere nazionale temporale e spirituale, sotto la pioggerella indugiamo a un incrocio dove degli operai, tra un rosso del semaforo e l’altro, armeggiano con una scala e un cavo elettrico che aggiungono alla bell’e meglio ai mille già confusamente sospesi tra i pali carichissimi; poi, tra un grattacielo e un ponte pedonale spunta la bellissima cima innevata dei 6500 metri dell’Illimani, la vetta più alta della Cordillera Real di Bolivia. Arriviamo fin giù a Sopocachi, nella parte più moderna, verso la plaza Figueroa, una roba che uno nemmeno si aspetterebbe di trovare, a La Paz una piazza con un bel parco con prati e alberi e fiori curati e una scultura al centro e tutto ben illuminato.

un angolo della città

Possiamo permetterci di tirare qualche giudizio e qualche confronto? E’ una città decadente ed emozionante. Abbarbicata così in cima alle Ande, non può essere effervescente come Buenos Aires né cosmopolita come Santiago, però quando c’è il sole la luce e i panorami sono affascinanti e l’energia semplice dell’antica architettura e dei colorati mercati indigeni vibra con entusiasmo. Noi non la troviamo affatto desolante anche nonostante lo smog; pare lasciarsi vivere così, disperata e senza futuro, ed invece si rivela ricca di possibilità. Man mano che scende la sera e continuiamo a inerpicarci per i viottoli, sullo sfondo il manto di luci della città ci sembrano stelle… be’ sì, qualcosa di indiscutibilmente boliviano c’è, e lo suggelliamo a dovere al bar: un Bolivia Libre y un Mojito Boliviano, por favor!

Certo, anche a Torino ogni tanto si vedono i monti… solo che questo bestione è due volte tanto

(Queste e altre foto delle due città qui)

Bolivia Libre: singani, limone, coca-cola; Mojito Boliviano: foglie di coca, singani, sprite

Annunci
Categorie: Bolivia | Lascia un commento

Navigazione articolo

Lasciaci un pensiero!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: