Passaggio in Perù: c’è totòra?

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Passiamo in Perù in un pomeriggio di sole che picchia, costeggiando in bus il Titicaca e i villaggi di mattoni di fango attraverso l’altopiano che brucia sconfinato. Il bus ci scarica nel terminal della cittadina di Puno, in breve molliamo armi e bagagli al “Tumi 2”, e rispetto alla semplicità rustica del lato boliviano da cui veniamo ci pare subito evidente il maggior livello di sviluppo, di civiltà e di disponibilità all’incontro con gli altri: la gente è affabile e cortese, e immediatamente siamo presi a chiacchiere in qualunque localino o negozio in cui ci capita di mettere piede durante la nostra visita nel centro coloniale della città.

fine cena al Mojsa

Anche la comida si rivela di altro livello, lo scopriamo al Mojsa dove addirittura concludiamo la nostra prima cenetta peruviana a colpi di pisco sour e chicha morada con lo sguardo fisso sulla placida plaza sottostante, sovrastata come al solito dalla cattedrale.

chissà se questo amico punense vorrà venire con noi

Ma le nostre attenzioni sono in realtà rivolte ai giorni che verranno e soprattutto all’arrivo dell’amico Mauro, in viaggio di piacere in questo lato del mondo da domani! Mentre lo aspettiamo c’è il tempo di una passeggiata mattutina fino al porticciolo, attraverso il curioso mercato che offre, sparpagliate sui teloni stesi sull’asfalto dell’avenida tra i binari in disuso, innumerevoli varietà e quantità di patate dai colori e forme più diversi; ma ecco l’atteso sms… appuntamento all’angolo del Museo Naval, speriamo che M. ci arrivi senza problemi dopo il trasferimento diretto dall’aeroporto di Lima.

papas papas papas…

Ed eccoci qui: un volto amico spunta tra i mototaxi e la polvere… e dopo gli abbracci e i baci di rito, la migliore introduzione alla cultura peruviana è un bel pranzetto ai chioschetti al puerto, seguito da una passeggiata a perdersi nel coloratissimo mercado per provare le delizie locali (frutta e foglie di coca, soprattutto), alla ricerca di matite e libri da colorare – semplici regalini che pensiamo di portare ai bimbi di Amantanì – e nel tentativo di decifrare le confuse informazioni sui collegamenti in barca di domani verso le isole lacustri.

al mercado di Puno

Subito dopo, una spettacolare, improvvisa e potente grandinata trasforma le strade di Puno in fiumi di acqua e ghiaccio in piena e noi ne approfittiamo per descansar un rato, così almeno Mauro si riprende un po’ dal jet lag prima di tornare a battere le stradine del centro e assaporare la cucina fusion de Los Balcones de Puno.

bienvenido y buen provecho!

Mauro ha solo 10 giorni a disposizione e per questo tempo con lui varrà la pena di accelerare i nostri ritmi, di solito lenti e rilassati, per approfittare al massimo delle bellezze che questa terra ha da offrire. Così, alle 7.30 del mattino siamo già a fare una ricca colazione al puerto da dove il capitano Robertho ci accoglie sulla sua barca per condurci fino alle islas flotantes degli Uros. Con condimento di qualche parola in aymara, veniamo introdotti alla cultura di questo antico popolo che secoli fa scelse di vivere in mezzo al lago, sulle isole artificiali fatte di strati sovrapposti di totóra (cioè coi lunghi steli di paglia ricavati dall’abbondante pianta acquatica del Titicaca), praticamente dei morbidi e cedevoli zatteroni su ciascuno dei quali vive un’intera famiglia, dentro case fatte di totóra piene di oggetti, mobili e suppellettili fatti di totóra. I tipici mezzi di spostamento sono barche di totóra e ogni 30-40 anni ciascuna isola deve essere praticamente rifatta con nuova totóra… è una Venezia andina di paglia e non si riesce mica facilmente ad entrare in familiarità con una cultura così strana, però noi già sappiamo qual è la parola-mantra della settimana!

islas flotantes: c’è totooooora! 

 

Scivolando lentamente sulle acque del lago piatto, la nostra barca poi attraversa la vegetazione galleggiante (indovinate di cosa?) per arrivare a Lampayuni, sull’isola di Amantanì. Salutiamo Robertho (allellanjo allellanjo!) che ci affida a una signora-barilotto in gonna verde pesante e trecce d’ordinanza: si chiama Gloria e ci conduce alla sua casetta in cima allo sparuto villaggio, dove ci fa conoscere Sergio (suo promesso marito) e il piccolo Joel prima di servirci il pranzo a base di zuppa di quinoa patate e verdure, formaggio grigliato con patate e oka (una patata dolce oblunga) e tisana dolce di muña che ha preparato sul fuoco del camino.

capitan Robertho riposa tra un attracco e l’altro…

Persi nell’interazione con la famigliola e il contesto che più rurale non si può, la nostra sensazione di sperdutezza è davvero impressionante. Siamo alloggiati nella campagna dell’isoletta in questa piccola costruzione di mattoni scrostata, senza elettricità (sull’isola c’è solo una manciata di piccoli sistemi isolati alimentati a vento o a sole), per l’acqua corrente bisogna andare in giardino dove c’è un tubo che esce dal terreno, salendo lungo la ripida scaletta che porta alla nostra camera in solaio rischiamo ogni volta la vita, il bagno è un sottoscala con un piccolo wc e un secchio poggiati sul pavimento di terra battuta, e in questo contesto la disponibilità e la gentilezza dei nostri ospiti sono nient’altro che commoventi.

chez Gloria y Sergio, Lampayuni, Amantanì

Joel, 12 anni e occhio felino, ci accompagna fino alla tranquilla piccola plaza del paesino per poi lasciarci da soli all’esplorazione. Lungo l’accidentato sentiero lastricato saliamo fino in cima alla collina, passando accanto allo spiazzo con tribuna identificato come „stadio“, verso gli antichi santuari del Pachatata e della Pachamama e le altre rovine di pietra; purtroppo le nuvole impediscono un tramonto veramente romantico, ma il panorama tutt’intorno sulla campagna e sul lago non lasciano certo a desiderare.

Amantanì

Con le orecchie piene di silenzio riscendiamo gongolando sui massi del sentiero verso Lampayuni, incrociando di quando in quando altri forestieri che come noi vagano con gli occhi sbarrati, e ci arriviamo che è già buio. Sotto il portico accanto alla chiesetta, alla fioca luce di una piccola lampada sulla fronte, Gloria sta arrostendo degli anticuchos (spiedini) di carne di lama o alpaca ed è un piacevole antipasto che va accompagnato da una birra sulle panchine, sotto il cielo stellato, prima di tornare a casa scortati da Joel (lui nel buio pare ci veda benissimo) per la vera cenetta ancora a base di doppi e tripli carboidrati.

della nostra mise serale, purtroppo nessuna foto migliore… maledetta memoria digitale

Non passa molto che Gloria appare di nuovo sulla porta della nostra camera: è inutile tentare di scansarsela… con gesti sbrigativi e decisi copre G. con un poncho e un chullo e senza attendere che S. tolga felpa e giaccone, le mette addosso una pesante gonna rossa e verde, una blusa splendidamente ricamata, una cintura colorata e uno scialle nero – e così pesantemente imbacuccati come due fantocci ci lancia selvaggiamente nello spazio comunale a poca distanza dove quattro ragazzi stanno improvvisando motivi dai ritmi andini con un flauto, un charango, un tamburo e una chitarra. Non c’è struttura né raffinatezza nei balli in cui siamo coinvolti insieme agli altri visitatori dell’isola, goffi come noi sotto vari strati di lana e con le scarpe da trekking ai piedi… ma i rocamboleschi girotondi, seppur utili a scaldarsi nel gelo, per fortuna possono durare poco. Usciamo al freddo e ci godiamo un po’ il silenzio e il buio assoluto qui fuori, prima di raggiungere Mauro che ha preferito restare a ronfare nel sonno pacifico nella stanzetta gelata sotto le coperte di Amantanì.

(Tante altre foto! Qui)

 

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Categorie: Perù | 1 commento

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Un pensiero su “Passaggio in Perù: c’è totòra?

  1. Eattravelphotograph

    Ciao Susy! Sono contenta che siete partiti di nuovo, come sta andando? A vedere dai post a meraviglia! Anyway, ti ho nominato per un premio, il Liebster award http://autumninbruges.wordpress.com/2013/04/06/forgotten-awards/, è un premio per ‘nuovi’ blogger! Un abbraccio

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