E andavamo su… e andavamo giù… Inca-style

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Sonnecchia anche in pieno giorno il paesino di Ollantaytambo sotto le maestose pietre delle rovine incaiche abbarbicate sulla rupe che ne sovrasta la plaza, dove girovaghiamo un po’, tra una fetta di torta e un’occhiata al mercatino, prima di conoscere il canadese Jordan e una francesina spiantata (di stanza temporanea in Cile) insieme a cui combiniamo una gitarella in bici per il Valle Sagrado. Ah, il famigerato downhill peruviano…!

le strane e suggestive terrazze a cerchio di Moray

le strane e suggestive terrazze a cerchio di Moray

Approntati gli zaini, un furgoncino attrezzato alla bell’e meglio ci porta prima a Moray, suggestivo sito archeologico di teatri di pietra e cerchi cerimoniali, pare usati anticamente anche per sperimentazioni agricole, e spettacolari come al solito nella loro incredibile armonia con le forme naturali delle verdi alture; poi ci lascia a Maras, quattro casette al sole, un negozietto e due gradini dove alcuni uomini riposano.

tranquilla vita (?) andina nel’unica plazoleta abitata di Maras

E’ da qui che parte la nostra discesa su due ruote: un intero pomeriggio giù per lo stretto e sconnesso sentiero sterrato, lungo la ripida gola in direzione dell’Urubamba, incrociando e sorpassando contadini e bimbi e animali e paesaggi spettacolari.

M., Jordan e i mezzi pronti alla partenza

E’ tutto spaventosamente autentico. Una donna, fascine in spalla, cavezza del mulo in mano e piccoletta trotterellante al fianco, con cui tentiamo un approccio scherzoso si lamenta perché dei ragazzini poco prima le hanno provocato l’asinello facendolo innervosire;

non sembra ci siano molti turisti sul sentiero

subiamo ben due forature, ma riusciamo a sostituire solo una camera d’aria perché Jordan, atteso pazientemente il ricambio eseguito da G. (il quale con sua grande sorpresa è l’unico della compagnia a sapere come si fa), fugge subito in avanti (con l’attrezzatura) scomparendo fra i tortuosi tornanti, non sognandosi nemmeno di aspettarci o preoccuparsi per noi – non lo rivedremo mai più!;

ehm… da dove si comincia?

al tramonto le curiosissime salineras – terrazze di sali minerali create nei decenni dall’acqua che scorre tra le casette di fango e gli spiazzi con le galline razzolanti – a formare una visione allucinante e silenziosa nel mezzo del nulla con lo sfondo delle alture innevate…

salineras a bocca aperta

e noi spaesati a passare in mezzo a tutto questo, un po’ impauriti per l’isolamento, la sera incombente e la ruota a terra, con la sensazione di apparire veri gringos per via dei mezzi sportivi anni luce lontani dalla semplicità rurale e genuinità ancestrale della vita che vediamo.

…però c’è da dire che la parola “divertimento” ha acquistato nuovi significati.

Quando finalmente giungiamo allo stradone di fondovalle, è ormai buio, e noi siamo ben provati dalla polvere, dagli incontri, dalle viste, dall’altitudine, e dall’intensità dell’esperienza. Però pian pianino arranchiamo tra i fari dei pochi veicoli, M. in bus con la bici sul tetto, G. e S. pedalando, fino alla terminal di Urubamba dove finalmente ci riuniamo e restituiamo le mountain-bike all’incredulo omino (che vorrebbe pure farci pagare pompa e attrezzi di ricambio ormai spariti definitivamente insieme al canadese… tzk).

Non arriveremo mai a valle prima del tramonto, neh?

Bene o male insomma un mezzo per scendere un po’ lungo la valle e raggiungere Pisaq lo troviamo ancora, e ci troviamo dentro pure Gael, un’americana (nel senso di statunitense) che dice di vivere qui da qualche tempo e che diventerà la nostra cicerona nella piacevolissima cittadina dove ci fermeremo un paio di notti, prima di rientrare a Cuzco.

ecco la nostra amica yankee-pisaqueña!

A Gael dobbiamo ad esempio l’incoraggiamento (ma ce n’era bisogno?) a provare per colazione lo spezzatino di cuy (carne di porcellino d’India… ebbene sì) servito direttamente da un pentolone su un tavolaccio tra la folla del mercado senza risparmio di salsa chimichurri e di una specie di polenta di accompagnamento;

il temerario M. a caccia di spazio e di cuy

ma anche l’illustrazione di un percorso alternativo per salire in cima alla collina, dove si trovano le antiche pittoresche rovine da visitare previa epica bustata su terrazzamento in pietra Inca con vista sui colorati campi coltivati del Valle Sagrado (qualcuno capirà – e rinnoverà l’orgoglio).

bravo lui e chi lo scor…ge

Lei ha scelto di stabilircisi per alcuni mesi, invece per noi arriva presto anche il momento del saluto alla deliziosa Pisaq, ai colori ed alla vitalità del mercatino di artigianato e frutta, alla suggestione delle rovine, al silenzio dei vicoli lastricati tra le basse case coloniche, alla brillantezza della sua luce ed all’amabilità della sua gente.

¡Adios, Pisaq!

Saliamo al volo su un autobus che, nonostante le sperticate promesse e gli incomprensibili spergiuri dell’autista, non ha posti a sedere liberi (evabe’) e che ci riporta su e giù curva dopo curva (e chiacchiera dopo chiacchiera con le famigliole locali, in gita pomeridiana fino allo stadio per un’importantissima e sentitissima partita di calcio tra le squadre di due villaggetti dei dintorni) di nuovo fino a Cuzco: al termine della nostra esplorazione della valle, abbiamo perso del tutto il conto totale dei dislivelli che abbiamo superato a bordo di qualunque mezzo possibile dal treno alla bici al taxi ai furgoni ai bus – ma soprattutto a piedi… e tornati nella capitale del vecchio impero ci sentiamo proprio di meritare una buona cenetta al sofisticato “Cicciolina”. Una serata di risate e allegria, prima di rimettere la testa sul cuscino per la notte in un ostello già conosciuto… è anche questo un lusso.

indimenticabile il mercado di Pisaq

Ancora di buon mattino l’amico M., colazione continentale e tre empanadas in corpo, ben deciso gliene canta 4 all’agenzia KMT in Cuesta Santa Ana – lamentandosi più dell’approssimazione organizzativa del nostro “Inca Jungle” che per aver fatto sparire una sua felpa distrattamente lasciata nel furgone delle bici – ed è l’ultimo suo memorabile gesto in questa parte di mondo, ché è giunto il momento della ripartenza. Prende un volo per Lima, lui, da dove tornerà in Europa; invece per noi dopo 10 giorni di turismo sfrenato è un po’ disorientante ritrovarsi di nuovo soli, e coi nostri lenti ritmi, alle prese con un intero resto di continente da visitare.

a Cusco, meditando sul nostro tempo

a Cusco, meditando sul nostro tempo

Per fortuna l’abbiamo capito: lo spirito non ci manca… ma se non bastasse, c’è sempre uno yankee grande, grosso, pelato e dal volto gioviale che, uscendo dal carinissimo e simpatico “El Molino” (quello col pizzaiolo preso bene davanti al forno a legna decorato e la cameriera barcollante) ci regala sorridendo la sua mezza bottiglia di vino cileno. ¡Gracias, amigo!

S., M. e G. stanno per andarsene da Pisaq

è stato bellissimo!

(Tante fotografie che non ci entravano! Dateci uno sguardo qui)

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