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Peruveando: Cuzco e Lima

Cuzco: panorama, ovvero: continuiamo a salire e scendere e salire e scendere...

Cuzco: panorama dall’alto

La partenza di Mauro segna la fine dei giorni intensi di cavillose programmazioni e ipercompressi piani di viaggio realizzati in quel poco più di una settimana di sua permanenza in Perù – ed ora ecco i nostri rituffati nella quotidianità del viaggiatore, faccia a terra sul sentiero pigramente disegnato nella consapevolezza dura da digerire che il cammino riprende a tutto tondo, ma verso dove e per quanto tempo ancora?… le giornate che per un po’ si son rincorse spasmodiche e senza pensieri, concentrate sugli obiettivi immediati del turista, riprendono ora l’andatura rilassata di chi gusta ogni passo senza l’angoscia di dover tornare a casa (quale?) ma con l’ansia di un tempo che può dilatarsi all’infinito in attesa delle decisioni che sonnecchiano vaghe in angoli remoti delle menti assopite nell’inerzia dell’andare.

Anche questa è casa

Ma gettiamo un attimo lo sguardo fuori da questa nebulosa… dov’erano finiti quei due? ah sì… nel frattempo si sono spostati all’hostal Resbalosa di Cuzco, però avevano capito male, la colazione non era mica inclusa nei 40 soles, evabe’.

Saksaywamán: ciclopiche mura Inca.

Continuano a godersi le delizie della capitale del vecchio impero cimentandosi nella vigorosa scalata attraverso i viottoli e le erte di San Blas fino al Cristo Blanco, illudendosi per giunta di poter entrare nell’enorme parco archeologico di Saksaywamán senza boleto… ma è un po’ una causa persa perché è pieno di ranger che pattugliano la zona come segugi e non si lasciano sfuggire il maldestro tentativo di intrufolamento attraverso la siepe.

ingresso del parco archeologico di Saksaywamàn

Così si accontentano di girare a piedi attorno al sito e di guardare da lontano ciò che resta delle enormi strutture di blocchi di pietra giganti sagomati e incastrati, prima che la strada riscenda ripida in città, per poi dedicarsi all’assalto del coloratissimo mercado di San Pedro: si aprono un varco tra i curiosi banchetti e si pietrificano davanti all’orrorifico mucchio di teste di bovini dagli occhi ancora terrorizzati accatastate sul pavimento di cemento (altro che il vegetarianesimo del piccolo Govinda dove si sono fermati per rifocillarsi!), mentre poco più in là la gracile teutonica neo-amichetta d’ostello, seduta a uno dei tanti tavolacci di pietra mescolata agli avventori locali, senza tema alcuna si sta sfondando una generosa porzione di ceviche, deliziosa pietanza peruviana a base di pesce crudo.

Proprio all’ingresso principale del mercado di San Pedro: le delizie di Cusco non sono solo architettoniche, storiche o naturalistiche.

Diciamo che a noi i banchetti dei mercados ci attirano più per le magnifiche juguerias dove ci spariamo in questi giorni ettolitri di superbi frullati di frutta, necessari a integrare i piatti di trucha ipercondita e ají de gallina delle trattorie del centro.

da queste parti i locali adorano farsi le foto con le turiste

Doverosa anche una visita al Qorikancha, tra i pietroni ritagliati ancora incastonati sotto il convento coloniale: impressionati al pensiero della ricchezza sacra e spirituale dell’ancestrale Tempio dell’Oro ma forse ancor più dal cinismo dei conquistadores che lo spogliarono senza troppo pensarci in cambio di tutt’altro tipo di ricchezza, ci viene la curiosità di approfondire la cultura Inca al museo dell’Impero e per fortuna che ci ricordiamo appena in tempo che ci parte l’autobus per Lima, se no eravamo ancora lì dentro a leggere le didascalie.

ma davvero, come facevano?

Eh sì, il momento doveva giungere alfine, di dare l’addio arrivederci anche a Cuzco, la città in cima al nostro personale podio di più bella del Sudamerica: preziosa di storia e bellezza, interessante di cultura e cucina, vivace di giovani e attività, vivibile da camminarci e guardare, con una luce stupenda e una natura superba tutt’intorno.

adios Cusco, per noi la più bella

‘St’altra notte in autobus potrebbe dirsi finalmente quasi comoda, però all’arrivo è lo stesso ardua impresa far caso alle parole del chiacchierone tassista limeño che ci conduce al Bluehouse Hostel… ma qui sì che dobbiamo far bene attenzione alle parole di Quique, il dueño, che (quando arriva) ci tiene ad informarci: ahinoi spesso non c’è acqua e purtroppo sta facendo dei lavori nel passaggio tra la nostra camera e il bagno privato e comunque la doccia arreglada artigianalmente con un po’ di nastro adesivo da elettricista non è usabile, ah e c’è anche la magia delle porte, si aprono da sole ma non si chiudono. Be’ è solo l’inizio, la capitale del Perù ci riserverà più di qualche avventura…

a Lima c’è il mare, confermato (cit. M.)

Non tanto per l’estetica e la pur notevole ricchezza della città in sé: dal turistico barrio Miraflores affacciato sul Pacifico brumoso, alle vie lastricate trafficate e strette del centro storico, dove ci perdiamo tra i palazzi novecenteschi di Plaza San Martin o nei meandri del convento coloniale di San Francesco (con annesse catacombe), dalla piramide di mattoni di fango di Huaca Pucllana al piacevole pomeriggio attraverso il parco del Bosque El Olivar, le nostre lunghissime passeggiate metropolitane in realtà ci ricordano un po’ l’anonimato e il cosmopolitismo di Santiago del Cile.

olivi secolari nella capitale peruviana

Ci esce anche una bellissima serata davvero “cittadina”: prima avvolti dalla magia di luci e fontane spettacolari sotto una bellissima enorme luna, attraverso il Chircuito Mágico de Las Aguas, nel Parque de La Reserva; e poi a Barranco, il grazioso quartiere della movida, tra i giovani ben vestiti e la musica dal vivo di un locale che si chiama, gran fantasia, La Noche.

giochi di acqua e luce al parco di notte

Una vera chicca della nostra permanenza nella capitale è quando ci spingiamo all’esplorazione della periferia affrontando il sistema dei mezzi pubblici. Nel caos di traffico, fermate improvvisate e strade non segnate su alcuna cartina al di fuori della zona battuta dai non locali, è impossibile capire se siamo saliti davvero sul combi giusto diretto a La Punta, quindi rinunciamo presto all’idea del tramonto sul promontorio;

sicuro sicuro che questo va dove dobbiamo andare?

ma non ne facciamo un problema, presi come siamo a osservare sbigottiti e divertiti il simpatico cobrador che dal predellino urla il percorso alla gente sul marciapiede e appena può scende in corsa per sollecitare personalmente e con memorabile (nessun) garbo chiunque gli càpiti a tiro, per acciuffare il maggior numero possibile di quei potenziali passeggeri che non aspettavano che lui per ricordarsi di avere un appuntamento urgente dall’altra parte della città. “Aaarequìp-arequìp-arequipaaaa!!!”

(un video s-combi-nato: http://www.flickr.com/photos/71904056@N04/11343383564/)

Però non c’è avventura che tenga, gira e rigira i nostri ricordi più intensi su Lima ruotano intorno a… la tavola. Nel senso, da pranzo. Ma anche da cena. E perché no da merenda…

¡buen provecho!

Semplici empanadas al mercado artesanal a nord di Parque Kennedy, ceviche con tuca tuca (fagioli e riso) allo storico bar Cordano, crocchette di yuca ripiene di formaggio con albóndigas pomodorose a Barranco, tiraditos con salse multiple, saltado di lomo gamberi e funghi su letto di tuca tuca, asados con riso e purè, torte stra-cioccolatose con panna, e ancora cocktail di mango a base di pisco… Lima se lo merita proprio, il titolo di capitale gastronomica del Sudamerica. E a prezzi neanche cari, se si evitano alcuni posti: ma noi no, ogni tanto che crepi quest’avarizia… e allora via libera alla serata galante da Tanta a Miraflores (yummm!), e per finire bus notturno verso nord con cena, wi-fi, coperta e cuscino inclusi. Ecco i nostri lussi di viaggio!

lasciamo Lima in servizio prima classe

(Tutte le foto come al solito sul nostro flickr)

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